Il valore dell’oro: fattori che lo determinano

lingotto oroCome tutti sanno l’oro è, da tempo immemorabile, considerato un bene rifugio.
Ma come mai proprio questo metallo prezioso e non un altro? Cosa è che ne determina il valore?
Sono quattro i metalli che vengono considerati preziosi: l’oro, l’argento, il platino ed il palladio.
Fra questi il preferito dalla maggioranza degli investitori è sicuramente l’oro. Già in tempi antichi veniva usato per coniare monete oltre a gioielli di squisita fattura.

La quotazione dell’oro, come ormai è risaputo dai più, viene stabilita ben due volte in un solo giorno.
Per giungere a decidere il prezzo al quale sarà commercializzato il metallo ovviamente non è sufficiente che riuniscano i cinque rappresentanti delle maggiori banche, occorre che durante queste riunioni siano valutati molti e diversi fattori che influiscono sull’economia a livello mondiale e tramite lo studio di come questi interagiscono nasce la cifra che viene poi comunicata.
Cerchiamo di capire come funziona l’intero sistema.
Possedere un cospicuo conto in banca o immobili non basta per essere sicuri di salvarsi dalla rovina in caso di guerra o di calamità naturali. Così come avere azioni ben quotate in borsa non protegge da problemi economici, il famoso martedì nero del 1929 insegna.
Una moneta può svalutarsi, anche di parecchi punti, in tempi brevi e quello che prima rappresentava un capitale diventa un mucchio di carta straccia.

Ma non occorre essere così catastrofici per immaginare che l’andamento generale di uno Stato è determinante per il benessere dei cittadini.
Un cambio di governo repentino, senza dover arrivare al colpo di stato, può rendere più o meno forte un Paese e di conseguenza la sua economia.
Possiamo prendere come esempi la Russia e ultimamente la Repubblica Popolare Cinese. Entrambi, cambiando politica ed aprendosi verso nuovi mercati, hanno incrementato in maniera notevole gli scambi economici con l’estero fino a diventare tra le prime potenze a livello mondiale. È notizia di questi ultimi giorni che la Cina ha superato gli Stati Uniti per quanto riguarda proprio il commercio.
Ovviamente una maggiore benessere spinge i cittadini ad aumentare i consumi e gli investimenti. E, come abbiamo già accennato, l’oro è sempre stato un investimento che ha riscontrato il favore del pubblico.
Possedere dei lingotti d’oro o comunque dei preziosi è non solo sinonimo di ricchezza ma anche di solidità economica.
Aumentando la richiesta del prezioso metallo di conseguenza aumenta anche il suo valore.
È una semplice regola di mercato, valida per qualsiasi genere di oggetto, ma ancor di più quando si parla di merce preziosa.

Sommosse interne o guerre che vedono coinvolto un paese lo rendono meno stabile e fanno vacillare l’economia e nascono problemi di sostentamento. Chi ne possiede e ha la possibilità di farlo vende il proprio oro, possibilmente in cambio di valuta pregiata. Rifacendoci così alla regola di mercato sopra accennata: quando l’offerta aumenta, ossia c’è maggiore disponibilità sul mercato, il prezzo che si può spuntare diminuisce.

Da non dimenticare che un altro fattore che influenza il mercato dei metalli preziosi è dato dal prezzo del petrolio. L’oro nero, come viene anche chiamato, è ormai diventato necessario per la sopravvivenza dell’uomo. Si usa per riscaldare, per muovere i mezzi di trasporto e per altri mille impieghi. Chi lo possiede decide a chi venderlo e a quale prezzo influenzando pesantemente l’economia mondiale.
Ecco quindi il grande interesse che destano le notizie giornaliere riguardanti l’Opec. Stiamo parlando dell’Organizzazione che raccoglie i Paesi produttori di petrolio, e che stabilisce le regole da utilizzare per le trattative ed il commercio del greggio. L’unità di misura convenzionale del petrolio è il barile, che non è certo quello che viene usato per la commercializzazione della birra, ma ha delle misure standard.
I Paesi produttori sono per la maggior parte arabi. I giacimenti di oro più importanti si trovano invece nelle Americhe. Questo rende la situazione abbastanza equilibrata, trattandosi di paesi se non agli antipodi quasi. Si potrebbe teorizzare che chi gestisce questi due mercati ha in mano i destini dell’intero mondo, e che il variare di uno dei due è strettamente legato all’altro, anche se l’oro è molto più facilmente commerciabile, visto la sua natura fisica.
Purtroppo non passa giorno senza che in un qualsiasi punto della Terra non nasca un focolaio di rivolta o che qualcuno decida di chiudere i rubinetti che erogano a questo o quel Paese l’afflusso del petrolio, ed è quindi facile capire perché il mercato dell’oro è in continuo movimento.

Orologi di lusso, è possibile acquistarli presso i compro oro?

orologio oroQuando si parla di oro usato e compro oro, si tende a ridurre il campo di attività di questi commercianti alla compravendita dei soli gioielli usati.
Anelli, orecchini, collane, spille che non si usano più, che si sono rovinati o dei quali semplicemente ci si vuole disfare per ragioni personali.
Certo è vero che questo genere di oggetti occupa la maggior parte dell’inventario di un compro oro, ma non sono i soli beni a risplendere sui banconi di questi esercenti.
Oltre ad essi, infatti, il commercio di oro usato è fatto anche di monete, medaglie, oggettistica e soprattutto orologi.

Orologi bellissimi, lucenti, importanti e chiaramente preziosi, in quanto presentano una componente più o meno elevata di oro puro.
Si tratta in ogni caso di oggetti che vengono regolarmente acquistati dai privati, non diversamente da quanto avviene per i gioielli, e che vengono ad essi pagati in contanti in relazione alla quantità di metallo puro presente e che, dopo un attento processo di recupero e ricondizionamento, vengono riportati al loro originario splendore e rimessi in vendita ad un prezzo incredibilmente basso, che spesso sfiora il 60% in meno rispetto a quello di listino.

I motivi che possono spingere una persona a vendere un orologio di lusso sono i più diversi.
C’è chi decide di cambiare stile, chi vuole eliminare un ricordo cui l’oggetto è legato, chi vuole rinnovare il proprio portagioie e anche chi, approfittando dell’incremento del valore dell’oro sui mercati, sceglie di monetizzare quello che spesso è un vero e proprio investimento.
Già, perché non molti sanno che anche per quanto concerne gli orologi appartenenti alla categoria del lusso, quelli costituiti di materiali preziosi, i compro oro effettuano una valutazione che si basa essenzialmente sulla quantità di oro puro in essi contenuta.
Poiché, l’oro non viene utilizzato tal quale in campo orafo e manifatturiero, a causa della sua eccessiva malleabilità, questo dato dipende da due fattori. La caratura e il peso effettivo di materiale prezioso.

La caratura è una unità di misura che viene utilizzata in campo orafo per indicare la purezza dei metalli preziosi, in particolare dell’oro.
Alla base vi è la suddivisione dell’intero in 24 parti, di modo che l’oro puro viene indicato con la dicitura 24 Kt ed 1 carato corrisponde ad una parte d’oro su 24.
Dato che l’oro, come accennato, non è oggi utilizzato tal quale per essere lavorato, si ricorre a leghe che, unendolo ad altri metalli, ne aumentano la durezza e la resistenza ma, nel contempo, diminuiscono il valore del composto.
Di conseguenza, gli orologi presenti sul mercato, hanno un valore diverso a seconda della lega utilizzata per la loro creazione.
In particolare, sul mercato italiano sono frequenti le leghe a 18, 16 o 14 kt, contenenti cioè rispettivamente 18, 16 o 14 parti d’oro puro su 24.

La caratura è in genere riportata sulla certificazione privata e sulla documentazione che accompagna l’oggetto all’atto dell’acquisto, ma alla stessa si può comunque risalire esaminando attentamente l’oggetto.
Specie infatti quando l’orologio ha anche un valore da collezione, è d’epoca, o è passato di mano in mano, può accadere che la documentazione relativa non vi sia.
In questo caso ci sono due vie per stabilire il valore del singolo pezzo sul mercato dell’oro usato.
Il primo, e più semplice, è quello di rintracciare sull’oggetto, la caratura, impressa in punzonatura, molto probabilmente sulla chiusura, sulla cassa, o comunque in una porzione di orologio non immediatamente visibile.
In questo caso, è bene saperlo, può accadere che la presenza di oro puro, ovvero la titolatura, sia indicata in millesimi, così come accade più propriamente per l’argento.

Qualora la punzonatura non sia ben visibile, a causa del trascorrere del tempo, o in caso di esemplari particolari, si può ottenere una compiuta definizione della titolatura anche eseguendo sul bene apposite analisi chimico-qualitative, quali il saggio alla tocca, che tuttavia comportano spesso l’utilizzo e la sottrazione di parte del materiale costitutivo dell’orologio.

Il secondo dato che incide sul prezzo del singolo esemplare è ovviamente il peso, da intendersi come la reale quantità di oro contenuta.
Data la complessità di un oggetto come l’orologio, le cui componenti sono varie e diverse, non sarà quindi sufficiente procedere ad una semplice pesata del singolo esemplare.
Dovranno eliminarsi dal computo tutte quelle parti non costituite in oro: meccanismo di movimento, vetro, corona di fissaggio, eventuali pietre preziose e così via.
Tutto quanto non è oro, non può essere utilizzato per la definizione del valore o, come avviene nel caso di eventuali gemme, deve essere valutato a parte, secondo criteri altri, ad opera di esperti del settore.

Acquistare un orologio di lusso presso un compro oro non è solo possibile, ma rappresenta una alternativa conveniente e interessante: oltre alla possibilità di godere di prezzi decisamente inferiori rispetto alle tradizionali gioiellerie, la varietà di pezzi spesso presenti in questi negozi, rende il loro catalogo particolarmente allettante anche per un collezionista od un investitore interessato agli esemplari aventi anche un valore storico. Non è raro trovarvi delle rarità o degli orologi d’epoca, passati di mano in mano per via ereditaria e poi rivenduti, o marchi ormai fuori produzione e praticamente introvabili presso i rivenditori ufficiali del brand.

Oro puro e oro lavorato, la differenza è importante

Quando si parla di oro la maggioranza delle persone si riferisce all’oro usato pur non essendone consapevole. Esiste una grande differenza fra l’oro puro e quello usato.

oro puroIl primo, ovvero quello puro, è quello che viene utilizzato per la fabbricazione dei lingotti la composizione dei quali raggiunge una percentuale del 99% del prezioso metallo. Oppure quello che si trova in pagliuzze sul fondo dei fiumi, alla maniera dei famosi cercatori, o ancora quello delle pepite estratte dalle miniere.
È proprio l’oro puro che viene preso in considerazione quando bisogna stabilirne il prezzo a livello mondiale, cioè la cifra che verrà comunicata da Londra due volte ogni giorno, così come è stato stabilito per convenzione internazionale quasi un secolo fa.

Per oro usato si intende invece il metallo utilizzato per la fabbricazione di gioielli o la coniazione di monete e medaglie. Essendo molto duttile, ovvero, in parole semplici, malleabile, per essere lavorato ha bisogno di fare lega con altri metalli, più duri e non obbligatoriamente preziosi.
Certamente una lega di oro ed argento, cioè quella occorrente per la produzione dell’oro bianco, ha più valore di quella dell’oro giallo dove il secondo metallo è rappresentato dal rame.
Si parla di oro usato anche in presenza di gioielli appena creati perché è la lavorazione che lo trasforma privandolo della purezza iniziale.
Qualsiasi gioiello lavorato con oro, come collier, bracciali, anelli, o anche orologi, monete e medaglie, ne contiene una percentuale verificabile in prima istanza tramite il punzone, obbligatorio per legge, che riporta il numero di carati. Il valore di questi oggetti è comunque stabilito in maniera arbitraria.

Un qualsiasi gioielliere può vendere al prezzo che preferisce un monile, tutto dipende dall’importanza che attribuisce, per esempio, all’artigiano che lo ha lavorato, oppure al fatto che sia di antiquariato o, addirittura, in base al nome prestigioso del precedente proprietario.
Quando una persona acquista per puro piacere non tiene conto del valore effettivo, ma solamente di quanto è disposto a spendere per entrare in possesso di quello specifico oggetto.
Il discorso cambia radicalmente quando si acquista per investimento o si vende pensando di realizzare una certa cifra. In questi casi il prezzo dell’oro usato è determinante per il buon fine dell’affare.

oro lavoratoÈ logico supporre che chi commercia in metalli preziosi ha diritto alla propria percentuale di guadagno, come tutti, senza comunque scostarsi troppo dai valori medi di categoria.
È sempre meglio diffidare di offerte troppo alte o al contrario molto basse. In casi del genere è opportuno verificare la serietà della Ditta. Rivolgendosi ad una insegna conosciuta difficilmente si avranno problemi.
Chi vuole vendere il proprio oro usato e non è in grado di stabilire in maniera autonoma il valore degli oggetti posseduti, può rivolgersi ad un gioielliere di fiducia oppure servirsi del servizio di quotazione online disponibile sul sito dei compro oro più all’avanguardia. Occorre compilare in maniera estremamente corretta il form di richiesta e seguire la semplice procedura descritta ed in poco tempo si otterrà la cifra indicativa che è possibile ricavare dalla transazione.

Ovviamente seguiranno dei controlli più approfonditi, atti a verificare la veridicità di quanto dichiarato, ma intanto si può avere un’idea di massima e decidere se la vendita dell’oro usato è conveniente oppure è meglio attendere momenti migliori quando la quotazione sarà più favorevole.

La vera storia dei compro oro

denaro contanteI compro oro sono senza dubbio la categoria di esercizi commerciali che, nel corso degli ultimi anni, si è diffusa maggiormente e con più rapidità in tutte le città italiane e non solo. Presenza ormai abituale nelle strade più conosciute, hanno offerto tante nuove opportunità di lavoro e attirato un numero sempre maggiore di clienti, spinti a vendere qualche proprio oggetto non solo per via delle difficoltà della crisi economica, ma anche perché finalmente libero di compiere una compravendita, magari anche per liberarsi di qualche vecchio gioiello non più utilizzato, in semplicità e totale trasparenza.

Se la grande espansione dei compro oro è sostanzialmente recente, il concetto che è alla base della loro attività non è certo nuovo e ha radici ben piantate nella tradizione e nella storia, specialmente del nostro Paese. L’antenato dei moderni compro oro, infatti, può a ben ragione considerarsi il Banco dei Pegni, i cui primi esemplari nacquero proprio in Italia, nella zona dell’Umbria e delle Marche. Le caratteristiche di questo tipo di attività nel corso dei secoli sono rimaste sostanzialmente uguali, mantenendo quasi sempre dimensioni piuttosto ridotte a livello di gestione e basando la loro fortuna su un approccio diretto con il fruitore dei servizi, senza intermediari e con la più ampia trasparenza possibile.

Storicamente l’origine del Banco dei Pegni, conosciuto anche come Monte di Pietà o Monte dei Pegni, ha una matrice religiosa: furono, infatti, i monaci francescani a ideare questa modalità di fornire piccoli prestiti alle persone che ne avevano bisogno, offrendo delle condizioni migliori rispetto a quelle del mercato.
Erano gli anni intorno alla seconda metà del 1400 e le condizioni di vita nelle città e nelle campagne non erano certo facili per chi non aveva la fortuna di appartenere alle famiglie più nobili. Ecco, allora, che il Monte dei Pegni si poneva come un’alternativa per recuperare piccole somme per le necessità quotidiane o per superare momenti di particolare difficoltà. A garanzia del prestito, i monaci chiedevano un oggetto che avesse un valore pari ad almeno un terzo del denaro chiesto. Questo pegno, che non necessariamente doveva esser d’oro o particolarmente prezioso, ha dato, da allora, il nome all’esercizio stesso: Banco dei Pegni, appunto.
Chi usufruiva del prestito aveva un anno di tempo per restituire la somma e in questo modo poteva recuperare il proprio oggetto lasciato a garanzia. Se la persona era impossibilitata o non riusciva a provvedere alla restituzione del denaro, l’oggetto veniva messo all’asta dallo stesso, in questo modo il negoziante, poteva recuperare i propri soldi.

I primissimi banchi dei pegni, come detto, videro la luce in Italia, in particolare a Perugia e nelle regioni di Umbria e Marche. Qui, le città di piccole dimensioni offrivano un tessuto sociale ricco di piccoli lavoratori e artigiani che potevano avere bisogno di prestiti ma che non sempre trovavano alternative a cui rivolgersi. Da sempre la questione dei prestiti bancari era in mano ai Banchi ebraici, che facevano affari generalmente con i grandi proprietari terrieri e i signori più potenti. Per realtà di dimensioni più ridotte, diventava davvero difficile trovare delle vie alternative per chiedere eventuali prestiti.
I monaci francescani intuirono questo bisogno e istituirono i Monti di Pietà prendendo come modello proprio il banco ebraico ma stabilendo la caratteristica fondamentale di dare all’attività un fine solidaristico e che non si prefiggesse, quindi, scopi di lucro. Per questo, in origine, non veniva chiesto alcun interesse al momento della restituzione del prestito, oppure veniva applicato un interesse minimo attorno al 5%, anche se non pochi, inizialmente, erano contrari, perché vedevano in questo pur minima richiesta una forma di usura.

Tra i primi fondatori e i principali difensori dei Monti dei Pegni ci fu Bernardino da Feltre, che insistette molto affinché i Banchi dei Pegni assumessero anch’essi un’organizzazione precisa e un modo di operare che non andasse a intaccare il capitale iniziale. Questo presupponeva, logicamente, anche l’istituzione di un piccolo interesse che andasse se non altro a coprire le spese sostenute. Verso il 1515, quindi solo pochi decenni dopo la nascita dei primi Banchi dei Pegni, praticamente tutti assunsero le linee dettate da Bernardino.
Inizialmente, comunque, i prestiti si rivolgevano unicamente agli abitanti della città o del luogo in cui si trovava il Banco e le somme concesse erano mediamente di piccola entità. D’altra parte, se si considera che alla base dei Banchi c’erano dei monaci francescani e non dei banchieri di mestiere, si può immaginare che i capitali iniziali non fossero tali da poter garantire prestiti troppo onerosi. Inoltre, al momento del prestito, chi riceveva il denaro doveva assicurare di prendere i soldi unicamente per impellenti necessità e per attività che fossero moralmente ineccepibili.
L’accoglienza di questa iniziativa nata, in qualche modo, “dal basso”, non fu ben vista dai Signori locali e dai potenti, che preferivano fare affari con i grossi banchieri ebrei. Ben presto, però, anche loro si resero conto che le due attività si rivolgevano a un tipo di clientela diverso e che la convivenza era più che possibile. Anzi: il Monte di Pietà si configurò anche come una rottura degli schemi del passato, proponendo una modalità diretta e senza intermediari per andare incontro ai bisogni della popolazione meno ricca.

Se l’origine del Monte di Pietà è questa, si può dire che gli attuali Compro Oro siano nati partendo dallo stesso solco, eppure si denotano sostanziali differenze, figlie anche dei mutati bisogni e dei mutanti tempi: i negozi di compro oro odierni, infatti, non accettano qualsiasi merce come facevano i Banchi dei Pegni, a cui si poteva dare in prestito non solo oro e gioielli, ma anche tappeti, orologi, suppellettili varie… Nei Compro oro solo i metalli preziosi sono oggetto di compravendita. Inoltre, una persona che si rivolge, oggi, a un esercizio di questo tipo, non lo fa per chiedere un prestito che, in qualche modo, dovrà restituire in seguito, ma effettua una vera e propria vendita e ne riceve in cambio una somma che entrambi i soggetti ritengono equa. Quello che può accomunare i compro oro ai Monte di Pietà è la natura della clientela che, oggi come allora, è generalmente formata da persone “comuni”.
Inoltre, se al Banco dei Pegni ci si rivolgeva, un tempo, in momenti di particolare crisi, vivendo l’azione spesso come un’umiliazione di chi deve chiedere aiuto per sopravvivere, oggi è diverso e chi si rivolge ai compro oro lo fa senza nessuna vergogna e per ricevere un guadagno che lo soddisfi. Magari, anche per liberarsi di piccoli gioielli e vecchi ricordi che non si utilizzano più e dai quali si riesce, in questo modo, a ricavare qualcosa.

Anche l’offerta che i nuovi negozianti propongono è certamente più ampia e articolata di quella degli antichi Banchi dei pegni, perché se è vero che non hanno a che fare con oggetti di ogni tipo, va anche detto che ai nostri tempi sono molti di più gli oggetti nei quali si possono trovare quantità di metallo prezioso. Basti pensare alle componenti elettroniche di computer e simili, che hanno una considerevole percentuale di oro al loro interno.
Con le nuove tecnologie, inoltre, rivolgersi ai compro oro è ancora più semplice e garantisce la possibilità di avere una valutazione del proprio oggetto in linea con il mercato e totalmente trasparente. Molti siti, per esempio, offrono il servizio si blocco del prezzo on-line, una modalità che permette di inserire i carati e il peso del gioiello che si vuole vendere e avere una valutazione immediata del suo valore. Se questa è in linea con le proprie aspettative, si può fermare la cifra visualizzata e recarsi in negozio per completare la compravendita con la garanzia di vedersi riconosciuto il prezzo bloccato on line.

Compro oro: i pro e i contro dell’attività

bracciali oroGià da diversi anni, è possibile notare una frequente “mutazione” nelle attività di vendita di gioielli delle tradizionali oreficerie. Le gioiellerie da un po’ di tempo hanno iniziato ad acquistare anche oro usato, sotto forma di gioielli di vecchia foggia, monete, medaglie e oggetti simili fatti di oro nelle sue diverse carature. Questi oggetti vengono spesso permutati con oggetti nuovi, di gusto più attuale e di stile moderno che possono essere regalati, praticamente senza costi ulteriori.

Sembra che da questa tendenza, – dettata dalle mutate condizioni economiche delle famiglie, dalla nuova esigenza di liquidità o di risparmio negli acquisti e dall’altissimo prezzo raggiunto dall’oro, sia nata l’attività di Compro Oro vera e propria, che tanto successo e diffusione ha raggiunto oggi su tutto il territorio nazionale. E’ importante oggi, infatti, per molti clienti e famiglie, poter vendere il proprio oro inutilizzato per avere in cambio contanti. La differenza consisteva proprio nel fatto che invece della permuta con altri oggetti nuovi, in cambio dell’oro usato venivano restituiti contanti. Veniva così introdotto nel panorama delle attività di commercio di preziosi, una nuova realtà che andava a riempire un “vacuum” legislativo, un vuoto di regolamentazione normativa. Dall’altro lato, il successo dell’attività portava i gestori a riunirsi in associazioni o reti di franchising e a dare al settore una nuova consistenza che contribuisce a far nascere l’esigenza di una più precisa serie di regole a tutela dei commercianti e della loro clientela.

L’attività commerciale dei compro oro, non ha in realtà una sua precisa collocazione nel panorama giuridico italiano: il negozio acquista dei preziosi, usati o rovinati, da clienti privati, rappresentati da persone fisiche e successivamente li rivende, in genere ad operatori professionali quali ad esempio le fonderie. E’ anche merito dell’insufficienza normativa di questo settore, che si rifà alla ‘Legge n. 7 del 2000′ ed ai ‘Chiarimenti in materia di oro’ della Banca d’Italia del 2001 A questo si aggiunge l’assenza di regolamentazione chiara da un punto di vista amministrativo e fiscale che ha determinato, da un lato, i controlli delle autorità preposte e, dall’altro, gli errori da queste riscontrati nella gestione delle attività. D’altra parte, il successo di questo tipo di attività è palese e questo spinge alla produzione di una nuova normativa ufficiale che faccia chiarezza sugli obblighi e le regole da rispettare.

Ma come mai questo tipo di attività ha avuto (e continua ad avere) una così elevata proliferazione e un tale successo? Cerchiamo di conoscerla brevemente e di valutarne i pro e i contro. L’attività, indipendente o in franchising, si occupa sostanzialmente – come già brevemente accennato – della compravendita di oggetti d’oro usati, per la stragrande maggioranza gioielli, ma anche monete, medaglie, gettoni, e rottami d’oro che vengono poi ricondizionati e rimessi sul mercato oppure ceduti alle fonderie. Gli oggetti possono essere venduti anche a privati, grossisti o altri intermediari del settore orafo. Quello che distingue questo tipo di attività da una oreficeria tradizionale è che vengono comprati soltanto oggetti usati.

Il primo vantaggio per coloro che vogliono costruirsi una attività relativamente semplice e redditizia è che l’apertura del negozio presenta poche difficoltà facilmente superabili. Inoltre, l’investimento iniziale è contenuto: parliamo anche solo di 10 o 15 mila euro, specie se si adotta una formula in franchising, dove il proprietario del marchio interviene con aiuti e facilitazioni molto importanti. L’investimento iniziale si limita alle somme necessarie per pagare la merce che i clienti vendono, all’inizio dell’attività stessa. Il mercato è piuttosto stabile e, salvo normali fluttuazioni, garantisce una equa remunerazione costante nel tempo; inoltre, non esiste praticamente un rischio di magazzino invenduto, in quanto molte società che raccolgono l’oro sono solite stipulare con i singoli negozi delle convenzioni che prevedono il ritiro a intervalli regolari di tutta la merce e il suo pagamento immediato. Altro aspetto importante da considerare è che i requisiti personali e professionali necessari per espletare l’attività si possono ottenere facilmente, in breve tempo e senza costi troppo alti. Non sono nemmeno necessarie costose operazioni di marketing in quanto la clientela potenziale è interessata a trovare il punto vendita tanto quanto il gestore del negozio è pronto ad accogliere i clienti, che possono essere rappresentati da qualsiasi privato, con una densità, quindi, molto elevata. Tutte queste caratteristiche riducono il cosiddetto rischio d’impresa a un livello molto basso e rendono l’apertura di un punto vendita un’obiettivo non solo possibile ma anche piuttosto interessante.

In tutto ciò, ci sono naturalmente anche dei rischi da considerare e in primis viene forse la possibilità di essere associati ad alcune attività poco chiare che fanno insorgere sospetti e controlli. In questo campo, la chiarezza e l’aderenza a regole e normative previste, in modo da non incorrere in possibili sanzioni, rappresenta un punto fondamentale, essendo gli altri rischi tutti molto ridotti, come abbiamo già avuto modo di considerare. A questo fine, può essere una soluzione ottimale l’aderire a una rete di affiliazione in franchising compro oro, seria e riconosciuta. Queste realtà, più grandi, più solide e maggiormente strutturate sono in grado infatti di garantire non soltanto un sostegno efficace da un punto di vista di marketing e gestionale ma anche un supporto legale e amministrativo per poter affrontare la burocrazia e le normative (o la loro assenza) senza timore di incorrere in errore e sanzioni.

Informazioni sull’argento

monete argentoL’argento è un elemento chimico della tavola periodica indicato con il simbolo Ag. Si tratta di un metallo di transizione ed è tenero, lucido e bianco. L’argento un ottimo conduttore sia di calore che di elettricità, il migliore tra i metalli, e in natura si trova puro ma anche sotto la forma di minerale. Viene principalmente usato per coniare monete, gioielli e nel settore fotografico, ossia nei processi che usano l’alogenuro d’argento.

L’etimologia della parola deriva dal greco “argos” che significa brillante oppure bianco. Una caratteristica del metallo prezioso è che la sua superficie, se è a contatto con l’aria, si annerisce, ma senza rovinarsi: basta strofinarlo con un panno morbido o con appositi prodotti per ritrovare il suo splendore originale.

L’argento, come altri metalli preziosi, è sottoposto alla punzonatura per dare precise indicazioni sulla qualità del metallo, ossia la percentuale di metallo puro presente nell’oggetto.
Il punzone è quello strumento, fatto di metallo, che imprime sull’oro, sull’argento e su altri metalli un contrassegno per il riconoscimento, inciso sulla testata, chiamato marchio. Nell’uso comune le parole “marchio” e “punzone” sono la stessa cosa e indicano l’atto del controllo ufficiale che viene esercitato sul lavoro degli orefici. Il marchio infatti garantisce la qualità che ha il metallo e può indicare il titolo, ma anche la città da cui proviene, la bottega originaria, l’assaggiatore che ha svolto la prova o anche l’anno della prova. Esistono anche degli altri tipi di marchi che consentono di riconoscere opere di importazione o di antiquariato. Le norme che regolano le caratteristiche della punzonatura sono state modificate nei secoli e sono diverse anche da paese a paese. I più antichi marchi sono stati trovati sugli oggetti d’oro bizantini.

Prima dell’unità d’Italia esistevano vari regolamenti per la punzonatura nelle diverse zone dell’Italia. Poi una legge del 1968 e il successivo D.P.R. del 1970 hanno introdotto dei nuovi punzoni per bollare i metalli preziosi. In particolare il punzone per l’argento è stato cambiato introducendone uno a forma poligonale, con il numero della fabbrica, la sigla della provincia e, sulla sinistra, la stella simbolo della Repubblica Italiana.

Secondo le norme attuali, i titoli previsti per l’argento sono il 925, l’835 e l’800, sempre per mille, inscrivendo questa cifra entro un contorno di forma ovale. La legge poi definisce anche le regole relative alla posizione della punzonatura a seconda del tipo di oggetto.
Successivamente il decreto legislativo del 1999 ha fissato anche quali sono i millesimi che sono consentiti per la lavorazione di oggetti d’argento in Italia. Si tratta del titolo 800/000 e del titolo 925/000; questo stesso decreto consente la lavorazione dell’argento anche con millesimi superiori, ma mai inferiori, rispetto a quelli stabiliti: un esempio di ciò è la punzonatura con titolo 835/000.
Vediamo ora cosa denotano i vari tipi di punzonatura e anche quali sono, di conseguenza, le differenze che esistono tra l’argento 800/000 e l’argento 925/000.
L’argento ha titolo 800/000 se, su mille parti del metallo, 800 parti sono d’argento e 200 parti sono in lega di rame; con lo stesso criterio l’argento 925/000 indica che su mille parti del metallo, 925 parti sono d’argento e 75 parti sono in lega di rame. L’argento marchiato 925/000 viene detto anche argento Sterling.

bracciale argentoGli oggetti di fattura italiana, specialmente quelli più antichi, sono per la maggior parte con titolo 800/000. Raramente si trovano pezzi in argento con titoli 916/000 o 950/000, anche se qualche volta veniva utilizzata questa lega nel diciannovesimo secolo.

In Gran Bretagna non sono ammessi i millesimi che siano inferiori a 925.
L’argento 1000, ossia l’argento 1000/1000, allo stato puro, è tanto malleabile e duttile da rendere impossibile qualsiasi realizzazione di oggetti. E’ possibile comunque trovare una punzonatura di tipo 1000/1000 impressa su di un oggetto d’argento, significa che si tratta di un oggetto in metallo che è stato argentato ossia solo rivestito di materiale prezioso ma non è fatto d’argento puro.

Il principale mercato per la compravendita di argento è quello di Londra, il quale stabilisce quotidianamente il fixing: la quotazione è il riferimento, a livello internazionale, per le transazioni con l’argento.
Quindi se si desidera vendere un oggetto o un gioiello d’argento occorre prima di tutto informarsi sulla quotazione aggiornata in tempo reale. Poi ci si può recare in uno dei negozi compro oro che trattano anche argento, tra i più seri e affidabili. Qui verrà valutato l’oggetto sulla base della punzonatura e della quotazione, dopo aver fatto gli opportuni test, con appositi acidi, per verificare che non si tratti di un oggetto solo argentato. In questo modo potrai vendere al giusto prezzo il tuo oggetto d’argento che non usi più e magari acquistarne uno nuovo o rigenerato.

Oro etico, cos’è e perchè sceglierlo

Negli ultimi tempi è diventata prassi comune quella di vendere l’oro lavorato, proveniente da gioielli vecchi, pezzi d’oro di oggetti rotti, protesi dentarie, etc, per fonderli e realizzare altri gioielli oppure lingotti da investimento.

LE TECNICHE CLASSICHE DI FUSIONE
fusioneMa qual è la procedura corretta per la fusione dell’oro? Scopriamolo insieme.

Innanzitutto precisiamo che per fondere l’oro è necessario rivolgersi ad esperti del settore perchè la procedura è complessa e, per certi versi, pericolosa e non può essere svolta in proprio in casa. Tra l’altro, in alcuni casi è anche possibile assistere all’intero processo e questo rende l’operazione ancora più interessante.

Per fondere l’oro si utilizzano forni speciali perchè il prezioso materiale giallo torna allo stato liquido alla temperatura di 1064°, quindi i classici forni industriali non sarebbero in questo caso utili. Il materiale solido che deve essere fuso viene posto in uno speciale contenitore che si chiama crogiolo e vengono aggiunte piccolissime quantità di salnitro e borace che servono a coadiuvare il processo: il salnitrosi aggiunge alla fine del processo e serve per rendere l’oro più liquido; la borace viene usata, invece, perchè protegge l’oro dall’ossidazione durante il processo di fusione.

Quando l’oro ha raggiunto lo stato liquido, viene estratto dal forno e travasato dal crogiolo ad un altro contenitore che viene chiamato staffa ed è fatto di grafite o ghisa. Le pareti della staffa sono imbevute di olio di lino per facilitare il distacco del materiale dalla forma una volta raffreddato. E’ molto importante che l’oro venga colato il più velocemente possibile perchè si solidifica abbastanza in fretta e c’è il rischio che prenda una sembianza non uniforme. Da questo procedimento viene ottenuta una verga che dovrà, poi, essere analizzata per stabilirne la purezza. Il lingotto che viene così realizzato è, però, sporco e quindi deve essere pulito e viene immerso in un composto di acido solforico che aiuta ad eliminare le impurità che sono in superficie.

C’è poi il processo di affinazione che può essere realizzata in molti modi diversi, fra i quali l’inquartazione, con cella Fozzer, con processo elettrolitico, con acqua ragia (detto anche per dissoluzione) e per clorurazione (anche chiamato processo Miller).

L’inquartazione prevede la fusione dell’oro con rame ed argento in modo tale che nella barra l’oro risulti essere solo un quarto. La lega così composta viene poi sciolta in acido nitrico e dopo la completa dissoluzione ciò che resta è solo l’oro. Poichè, però, non si tratta di oro puro si deve procedere ancora con il processo dell’acqua ragia. Solitamente l’inquartazione è un processo utilizzato quando oltre all’oro si vuole recuperare anche altri materiali come l’argento.

Il processo con cella Fozzer è una variante di quello elettrolitico. In questo caso la cella elettrolitica viene separata da una membrana in due zone diverse, una catodina ed una anodica. Nell’anodo l’argento scivola giù mentre sopra resta l’oro legato ad altre sostanza. A questo punto la soluzione così ottenuta viene filtrata e, con il metodo dell’acqua ragia, si ottiene l’oro.

Nel processo elettrolitico, la lega grezza viene sciolta e l’argento e gli altri materiali scivolano via e vengono recuperati successivamente e separatamente. E’ un metodo che solitamente viene utilizzato per l’oro che viene recuperato dal minerale.

Il metodo dell’acqua ragia è quello più utilizzato attualmente. In questo processo il materiale grezzo viene trasformato in graniglia che viene sciolta nell’acqua ragia che è composta da una miscela di acido nitrico ed acido cloridrico. Viene usata questa mistura perchè ossida l’oro e lo fa sciogliere come cloruro ma va posta molta attenzione perchè i gas sprigionati da questa operazione sono estremamente tossici e vanno trattati con cautela.
anelliLa miscela che viene fuori da questa operazione – che ha un colorito giallo/verdastro inconfondibile – viene filtrata per trattenere l’argento ed il platino. L’oro, invece, viene ricavato tramite un processo di riduzione chimica selettiva e dopo la riduzione l’oro viene lasciato riposare in apposite vaschette per una notte intera in modo tale che l’oro si depositi piano piano sul fondo. L’oro così ottenuto viene ulteriormente filtrato, fuso di nuovo per assumere la tipica forma a lingotto, infine lavato e lucidato per essere immesso sul mercato.

Infine, la clorurazione viene realizzata iniettando nell’oro fuso del cloro gassoso per eliminare i metalli non preziosi e l’argento. Poichè il cloro è un elemento pericoloso da trattare, questo sistema viene utilizzato solo in ambito industriale e non per piccole quantità di oro e riesce a ricavare il prezioso metallo con una percentuale di purezza pari al 99,5%.

L’ORO ETICO
Ultimamente, però, si sta diffondendo una nuova attenzione per l’oro etico. Con questo termine si intende il prezioso materiale ottenuto per estrazione ma senza l’utilizzo di agenti chimici pericolosi ed invasivi per l’ambiente. Questa definizione si è diffusa a partire dal 2000 quando l’attenzione per le questioni ambientali ha conosciuto una certa notorietà.

L’oro etico è “nato” soprattutto per combattere il fenomeno, abbastanza consueto in alcuni Paesi meno sviluppati come l’Africa o la Tanzania, dello sfruttamento dei lavoratori dell’oro e della loro esposizione a sostanze pericolose per la sua lavorazione. Queste sostanze pericolose vengono utilizzate non solo per la sua estrazione ma anche per la successiva lavorazione.

Essendo un argomento che, in fin dei conti, si sta sviluppando da poco, le tecniche di lavorazione dette green sono ancora in fase di sviluppo. Ovviamente il costo dell’oro etico è leggermente più alto rispetto a quello classico ma una speciale certificazione attesta che per la sua estrazione e successiva lavorazione non è stato violato l’ambiente nè sono stati sfruttati i lavoratori coinvolti nelle operazioni relative.

L’oro è tutto uguale?

pepiteL’oro è uno dei pochi metalli conosciuti ed apprezzati dall’uomo fin dall’antichità.
È un elemento chimico, nella tavola periodica ha numero atomico 79 e come simbolo au, dal latino aurum. È compreso fra i quaranta elementi di transizione, tutti metalli.
L’oro puro è, in natura, l’unico metallo di colore giallo. È tenero e malleabile quindi per una migliore resistenza, ha bisogno di essere unito in lega con altri metalli che ne possono cambiare il colore. A seconda delle percentuali usate di tali metalli si può avere oro di colore rosa, con aggiunta di argento e rame, oro bianco con nichel e palladio, e oro blu se unito con del ferro. Fuso o trasformato in sfoglie sottilissime appare verde.
L’unità di purezza dell’oro è il carato. Misura la quantità di oro presente in una lega metallica.
Con il termine ventiquattro carati si indica una quantità di 999 grammi di oro ogni 1000.
L’oro puro è a ventiquattro carati, ovvero 24 parti di oro su altrettante di lega.
L’oro, in base all’uso al quale viene destinato, viene usato in percentuali di 14, 18, 20 e 22 carati sempre in rapporto a 24 parti di lega metallica.
Si presenta in forma solida: pepite, grani e pagliuzze, sia nelle rocce che nei depositi alluvionali.
Le pepite sono pezzi di oro che si trovano nei corsi d’acqua e nei depositi residuali dei filoni auriferi esauriti. Non sono quasi mai composte di metallo puro ma presentano scorie prevalentemente in argento o rame. La più grande pepita fu ritrovata a Victoria, in Australia, nel 1869 e pesava circa ottanta chili. Una volta eliminate le impurità rimasero oltre settantuno chili di metallo puro.
L’oro è quasi inattaccabile dagli acidi e non si ossida. Queste caratteristiche lo hanno reso il candidato ideale per la coniazione di monete e medaglie.

Per giacimento aurifero si intende un filone d’oro che si trova prevalentemente in rocce sedimentarie; può avere un’ampiezza variante da pochi centimetri a qualche metro.
I giacimenti alluvionali sono stati i primi ad essere sfruttati, e ancora si trovano nel letto di alcuni fiumi.
In Italia sono presenti in qualche affluente di sinistra del Po e in qualche altra località piemontese. La produzione è comunque minima.
Anche nelle profondità marine è presente oro ma, attualmente, il costo economico per l’eventuale estrazione è talmente elevato da non essere preso in considerazione.
In teoria l’oro è presente dovunque sulla terra, in effetti, ogni anno, nonostante la forza lavoro impiegata, ne vengono estratte non più di settecento tonnellate.
Le maggiori miniere si trovano in Sudafrica negli stati dell’Orange e del Transvaal.

oro colloidaleL’oro colloidale, ovvero microparticelle auree in sospensione in acqua bidistillata purissima, viene utilizzato in medicina naturale come coadiuvante nella soluzione di diverse patologie. Stimola il sistema immunitario e ritarda la degenerazione del collagene. Stabilizza la temperatura corporea e armonizza l’equilibrio mentale. Trova applicazione nella cura di alcuni tipi di tumori. Diffuso l’uso nella realizzazione di protesi dentarie ed otturazioni, anche se attualmente si è preferito sostituire l’oro con composti fotopolimerizzanti sia per un fattore estetico che per la diversa resistenza all’abrasione, più simile a quella subita dai denti naturali.
Viene usato in tutta sicurezza in quanto reazioni allergiche sono state riscontrate in casi rarissimi. L’organismo umano non assorbe l’oro, ma occorre un’attenzione particolare per i malati di artrite curati con farmaci nei quali è presente questo metallo in quanto sono stati riscontrati danni al fegato ed ai reni di alcuni pazienti.

Conosciuto ed usato anticamente per la produzione di vetri colorati, l’oro colloidale trova largo uso in elettronica e nelle nanotecnologie.
In base al metodo di preparazione di diversi catalizzatori a base di oro, si usa:
In ambito fotografico per il viraggio di immagini prodotte con sali di argento; in astronautica, per la capacità riflettente, per rivestire satelliti; ha funzioni particolari, per la resistenza dimostrata nel tempo, nella costruzioni di parti per computer e apparecchi di comunicazione, oltre che per alcuni parti di motori aerei.

L’oro viene quotato al grammo ed il suo prezzo viene stabilito giornalmente a livello mondiale dal 1919 presso la Borsa di Londra.

I compro oro e i vari servizi

vendere oro usatoQualunque sia la ragione che può spingere a vendere il proprio oro usato, quasi sicuramente ci rivolgeremo ad uno dei numerosi punti compro oro, presenti ormai numerosi in qualunque città. Spieghiamo allora quali sono i passi da compiere e le operazioni da effettuare, in modo da arrivare preparati e non incorrere in spiacevoli inconvenienti o incomprensioni.

Prima di tutto dovrete individuare gli oggetti da vendere. I negozi compro oro ritirano gioielli di ogni tipo oppure orologi, finanche capsule dentarie. Se invece abbiamo intenzione di vendere monete auree oppure lingotti dovremo rivolgerci altrove.
Molto importante è la scelta dell’esercizio dove porterete il vostro oro. Oggi non servirà più fare il giro di tutti i punti vendita per chiedere prezzi e condizioni. Chiunque abbia un minimo di confidenza con il computer, potrà visitare i siti internet della maggior parte dei negozi presenti sul territorio. Potrete così scegliere comodamente la sede che offrirà la migliore quotazione.

Sulla maggior parte dei siti potrete inserire il peso del vostro oro e la caratura per ottenere una quotazione istantanea. Non vi spaventate a sentir parlare di caratura. Sappiate innanzitutto che quasi tutto l’oro usato in gioielleria è a diciotto carati. Potrete però controllare facilmente, visto che per legge tutti gli oggetti in oro devono avere la cosiddetta punzonatura, che altro non è se non una incisione con un piccolo numero. Nel caso dell’oro diciotto carati troverete il numero 750. Tornando alla quotazione, se questa vi soddisfa potrete bloccarla per un tempo minimo di uno o due giorni, stampando una ricevuta che consegnerete poi in negozio. Alcuni siti offrono un  aumento sulla quotazione del vostro oro se “condividete” sui social network: in pratica in cambio di una piccola pubblicità avrete un corrispettivo più alto.

Un ultimo consiglio sulla scelta del negozio è quello di rivolgersi preferibilmente ad affiliati alle grandi catene di franchising, che hanno il doppio vantaggio di offrire solitamente quotazioni più alte e garantire con il loro marchio l’affidabilità dei membri.
A questo punto vi potrete recare nella sede selezionata e procedere con la vendita. Qui per prima cosa il vostro oro verrà pesato su un’apposita bilancia di precisione. Sinceratevi sempre che la stessa sia munita del bollino verde dell’ufficio pesi e misure, che attesta la corretta taratura dello strumento. Se fossero presenti pietre o altre parti non in oro, sappiate che queste verranno rimosse per la pesatura.

Il passo successivo sarà la determinazione del titolo del materiale. Il metodo utilizzato è il cosiddetto saggio alla tocca. Questa procedura prevede che il gioiello venga passato su un’apposita pietra lavica di grana molto fine, in modo da prelevare un microscopico campione. Sulla striscia di materiale verranno poi aggiunte poche gocce di un reagente, di solito acido solforico, che ha la proprietà di allontanare gli altri metalli dall’oro puro. L”incaricato potrà così determinare il titolo dell’oro, in base ai parametri del test. Questo test è molto affidabile e, se eseguito da un addetto esperto, ha una precisione che si aggira intorno al novanta percento.

Ora che abbiamo stabilito peso e caratura dei nostri oggetti in oro, l’addetto potrà farci un’offerta per l’acquisto, basata sulla quotazione internazionale del giorno e aggiustata secondo la caratura e le eventuali commissioni applicate da ogni catena. Ricordiamoci che la quotazione di borsa dell’oro si riferisce al metallo puro a ventiquattro carati, e non all’oro usato di caratura inferiore. Questo per evitare che qualcuno possa rimanere deluso dal prezzo offerto perché lo rapporta solo al valore di mercato.
Se invece avrete utilizzato l’opzione blocca prezzo online, potrete consegnare la ricevuta stampata al negoziante che vi applicherà la quotazione pattuita. Ricordatevi che il blocca prezzo non è impegnativo, e potreste decidere di non vendere i vostri gioielli, ad esempio perché quel giorno c’è stata una impennata del prezzo dell’oro e sperate in una quotazione migliore.
anello oroAccettata l’offerta del negoziante, resteranno solo da compilare pochi moduli e potremo finalmente avere i nostri contanti. Non dimenticate di portare sempre con voi un documento di identità. La legge in materia di riciclaggio è molto precisa e severa, e prevede che ogni transazione sia registrata con un apposito modulo. In questo compariranno i vostri dati personali e quelli del titolare o della società acquirente, la descrizione degli oggetti venduti, il loro peso ed il titolo, nonché il controvalore in denaro. Sempre per la normativa antiriciclaggio ricordate che non si possono effettuare od accettare pagamenti in denaro contante per importi superiori a mille euro. Perciò nel caso i vostri preziosi abbiano un valore superiore, vi verrà consegnato un assegno per l’importo pattuito. Nulla vieterebbe di effettuare più transazioni di importo inferiore, ricordate però che non sempre ciò risulta conveniente. Infatti, come potrete notare quando richiedete una quotazione online, spesso la quotazione per grammo è più alta in proporzione alla quantità del materiale che si intende cedere.

Ricordate di rivolgervi sempre ad esercizi di provata fama, e che è un vostro diritto verificare che l’esercizio possieda le autorizzazioni necessarie per l’attività che svolge, e un dovere dell’esercente mostrarvele. Sicuramente un professionista serio non avrà alcun problema a dimostrarvi di essere in regola, e anzi ne sarà ben felice.

Oro etico, l’importanza di questa scelta

miniera oroL’oro è uno dei metalli più rari e preziosi, e viene estratto e lavorato fin da tempi antichissimi. Le tecniche estrattive sono cambiate nel corso dei secoli, ma sono sempre state caratterizzate dal forte impatto ambientale. L’oro viene attualmente estratto con due sistemi principali: in miniere sotterranee da minerali auriferi e in miniere a cielo aperto per lavaggio di rocce e terreni.

In entrambi i casi l’estrazione in sé si rivela molto invasiva per l’ambiente. nelle miniere sotterranee sono utilizzati largamente gli esplosivi e, trattandosi di miniere solitamente molto profonde che possono raggiungere anche i mille metri di profondità, nonché spesso situate in paesi poveri o sottosviluppati, le condizioni di sicurezza dei lavoratori impiegati sono spesso precarie, per usare un eufemismo. Le miniere a cielo aperto creano invece immense ferite nel paesaggio, ed impiegando enormi quantità d’acqua per il lavaggio dei materiali auriferi, spesso minano l’equilibrio idrogeologico dell’area in cui si trovano.
Per separare le particelle d’oro dalle altre senza valore, vengono utilizzati agenti altamente inquinanti come il mercurio od il cianuro, che poi possono finire scaricati nei fiumi o nel terreno creando danni spesso irreparabili per l’ecosistema locale.

Inutile sottolineare che in molti paesi produttori d’oro, specialmente africani, i minatori lavorino senza alcun contratto e senza le più elementari misure di sicurezza, in condizioni che non si discostano molto dalla schiavitù. Nelle miniere africane non è infatti difficile assistere a scene da girone infernale, dove gli uomini escono dalle viscere della terra seminudi, senza caschi stivali od occhiali protettivi, ricoperti di fango e terra, e trasportando a spalla enormi sacchi di terra e pietra aurifera. In superficie, un esercito di donne, spesso con i figli piccoli legati sulla schiena, rompono i pezzi più grandi a martellate e poi lavano il sedimento a mano, utilizzando il cianuro ed il mercurio per separare l’oro dallo scarto. Il tutto in turni massacranti che possono arrivare anche a ventiquattro ore consecutive. Questa drammatica situazione riguarda spesso una fetta importante della popolazione: in Tanzania ad esempio, quarto produttore africano del prezioso metallo, su una popolazione di 47 milioni di persone, si calcola che circa 15 milioni lavorino nelle miniere d’oro.
Ovviamente che si tratti delle miniere inferno della Tanzania oppure delle moderne e meccanizzate miniere del Sud Africa, i lavoratori ricevono un salario, in molti casi misero, e non partecipano minimamente agli enormi profitti che una miniera d’oro può generare.

Negli ultimi anni si sta tentando di porre un freno a questo sistema, come si è già fatto, o tentato di fare, nel commercio dei diamanti. Inizia così a svilupparsi il concetto di oro etico. L’idea prende spunto da iniziative simili sorte in molti settori, che vengono genericamente definite come commercio equo e solidale, un commercio che non faccia del profitto realizzato l’unico metro di misura.
Lo scopo che l’operazione oro etico si prefigge nel suo manifesto, che potete trovare online, è di commerciare solamente oro che rispetti dei criteri di solidarietà ed ecologicità. E’ bandito l’oro estratto con esplosivi o trattato con agenti inquinanti come mercurio e cianuro. Si richiede che le miniere rispettino degli standard minimi di sicurezza, senza l’impiego di lavoratori minorenni o donne in lavori pesanti e pericolosi, e che i turni di lavoro siano definiti e non eccessivamente lunghi. Si preferiscono piccole miniere gestite da cooperative di minatori, che possono così partecipare agli utili, o in alternativa si richiede che i lavoratori siano tutti regolarmente assunti ed assicurati, e che ricevano un salario equo. Alle società minerarie che hanno in concessione un sito è richiesto di contribuire al miglioramento delle condizioni delle comunità locali, ad esempio con la costruzione di scuole, ospedali, strade ecc.

Visto il successo delle iniziative passate legate al commercio equo e solidale, che denotano una sempre maggiore attenzione del consumatore per la filiera che sta dietro ai beni che acquista, l’oro etico ha sicuramente tutti i requisiti per ritagliarsi una fetta di mercato sempre crescente. I dati suggeriscono che in tutto il mondo cresce la domanda di beni che non derivino da sfruttamento od inquinamento, ed il commercio dell’oro si sta adeguando al trend.

Sono infatti sempre più le gioiellerie che propongono ai propri clienti oro etico, e d’altro canto sono sempre più i clienti che richiedono gioielli in oro etico, specialmente in occasione di eventi come matrimoni o battesimi.
Il rovescio della medaglia è sempre il solito: per garantire tutte le cose che abbiamo elencato sopra, l’oro etico costa leggermente di più di quello normale. Certamente chi decide di acquistare un gioiello etico perché è convinto con questo di poter dare un suo contributo all’ambiente ed al miglioramento delle condizioni di vita dei minatori, non si farà certamente scoraggiare dal prezzo un po’ più alto.

Un’ultima curiosità ed un piccolo vanto nazionalistico, è il fatto che l’oro etico nasce parlando italiano. L’idea originale si deve infatti ad una azienda del settore minerario con sede in Umbria, con concessioni in tutto il mondo, che ha deciso di puntare su questo nuovo concetto sfruttando principalmente i depositi alluvionali. Questi infatti sono i siti estrattivi che consentono, se si vuole, il maggiore rispetto dell’ambiente.