Oro usato come venderlo

quotazione oroVendere dell’oro usato per ricavarne del denaro contante è davvero un’opportunità molto ghiotta, ma che cosa si intende esattamente per oro usato?
Quando si parla di oro usato si fa riferimento a qualsiasi oggetto in oro di cui si può essere in possesso: dei gioielli, degli orologi, dei sopramobili, solo per fare alcuni esempi.
Come noto l’oro è un metallo prezioso, questo significa che se un oggetto è realizzato con questa materia prima, esso ha un valore a prescindere dalle sue condizioni, dal suo funzionamento, dalla sua estetica.
In Italia è possibile vendere dell’oro usato in modo assolutamente legale facendo riferimento ai compro oro, degli esercizi che acquistano articolo in oro direttamente da privati, riconoscendo ai clienti dei pagamenti immediati.
É evidente che se si possiedono degli oggetti in oro di cui si è disposti a privarsi, proporli a un compro oro è davvero un’ottima opportunità, e in questo modo ci si può garantire un guadagno extra senza nessuno sforzo.
Il pagamento viene effettuato in denaro contante entro la soglia fissata dalle attuali leggi antiriciclaggio, ovvero per tutti gli importi inferiori a 500 €, per gli importi pari o superiori a tale cifra il pagamento resta comunque immediato, ma deve essere effettuato con modalità tracciabili.
Che cosa determina, dunque, il valore di un oggetto in oro usato?
Come detto, il valore di un articolo in oro usato non risente in alcun modo di imperfezioni, ammaccature o danni di altro tipo, di conseguenza il suo valore è determinato da parametri assolutamente oggettivi.
Se si vuol conoscere il valore di un oggetto usato in oro bisogna anzitutto far riferimento alla quotazione ufficiale di questo metallo prezioso, la quale è soggetta a fluttuazioni, essendo determinata quotidianamente, esattamente due volte al giorno, attraverso un processo che prende il nome di Fixing.
Conoscere la quotazione dell’oro in tempo reale è molto semplice, ed è sufficiente visitare un sito Internet aggiornato ed affidabile.
Il valore di un oggetto in oro usato dipende ovviamente dal suo peso, quindi dalla quantità di materia prima in esso contenuta, ma anche dalla “qualità” dell’oro con cui è realizzato.
Negli oggetti in oro, infatti, l’oro non è mai puro, salvo casi assolutamente eccezionali: oggetti in oro quali gioielli, orologi e quant’altro sono realizzati in leghe metalliche in cui figura anche l’oro, ma non sono costituiti di questo metallo al 100%.
Per stimare il valore di un oggetto in oro usato è dunque molto importante conoscerne i carati, ovvero l’unità di misura della purezza dell’oro.
La misurazione della purezza dell’oro viene effettuata immaginando di suddividere la lega metallica in “ventiquattresimi”: l’oro 1 kt, ad esempio, prevede che un’unità sulle 24 totali sia composta da oro.
Il livello di purezza più elevato è dunque quello dell’oro 24 kt, il quale corrisponde all’oro puro.
Fatto il punto su questo fondamentale trittico di parametri che determina il valore di un oggetto, quindi quantità dell’oro, “qualità” del medesimo e quotazione ufficiale di questo metallo, vi è anche un ulteriore aspetto da considerare, ovvero lo spread praticato dall’attività di compro oro.
Affinché un compro oro possa ricavare degli utili dalla sua attività di compravendita di oro, argento e metalli preziosi, trattiene una piccola quota dal valore oggettivo del bene.
Ogni compro oro può scegliere liberamente l’ammontare dello spread praticato, ovviamente uno spread molto alto rischierebbe di far perdere clienti all’attività, per contro uno spread eccessivamente basso attirerebbe molti clienti, senza alcun dubbio, ma potrebbe ridurre in modo eccessivo il margine di profitto.
Ciò che è importante sapere per vendere degli oggetti in oro usato alla miglior quotazione è appunto che diversi compro oro possono fare delle proposte economiche differenti proprio per questa ragione, e il consumatore è del tutto libero di orientarsi verso il compro oro che effettua la proposta più elevata.
L’unica, fondamentale condizione è che ci si rivolga esclusivamente a dei compro oro regolarmente autorizzati e che rispettino in modo tassativo tutti gli step burocratici previsti dalla legge vigente.

Quali sono le pietre preziose più richieste?

orecchini preziosiLe pietre preziose sono minerali che, per la loro bellezza, vengono usati per impreziosire accessori, braccialetti, orecchini e collane; per questo, sono ricercati sin dall’antichità e hanno acquistato un alto valore intrinseco. Le gemme presentano caratteristiche fisiche straordinarie, tra cui trasparenza, durezza, lucentezza, colore e densità. Il pregio delle pietre preziose dipende, oltre che dalla loro estrema rarità, anche dall’antica fama commerciale sapientemente mantenuta.
Ancor oggi il dono di una gemma ha un valore simbolico che va al di là del puro gesto. Ma quali sono le pietre preziose più richieste?

Il diamante: il re delle pietre preziose

La palma di pietra preziosa più ricercata va al diamante, un minerale costituito da carbonio cristallizzato. Pur essendo relativamente comune, l’altissima domanda ne mantiene il prezzo elevato. I parametri che ne determinano il valore sono: peso (misurato in carati, pari a 200 mg), colore, purezza e taglio. I colori del diamante vanno dal bianco puro al giallo. Esistono però anche i diamanti detti “fancy color” che possono avere qualsiasi colorazione (rosso, rosa, giallo, blu, ecc.). Il taglio deve essere in grado di esaltare la lucentezza e sprigionare il gioco dei colori della luce che si rifrange all’interno della gemma. Quello più famoso è il taglio a “brillante”. I diamanti vengono portati in superficie dall’esplosione delle kimberliti, le rocce vulcaniche che li contengono.
Fino al diciottesimo secolo, tutti i diamanti in circolazione erano indiani, poi cominciarono a comparire quelli brasiliani e infine, dal 1870, quelli sudafricani. Il Paese che oggi domina il mercato è l’Australia, seguita dalla Russia e da vari stati africani.
Il tesoro reale inglese, custodito nella Torre di Londra e usato solo per le incoronazioni o per le aperture del parlamento, contiene il maggior numero di diamanti perché lì finirono non solo i diamanti indiani più belli quando la regina Vittoria divenne imperatrice dell’India, ma anche quelli sudafricani quando questo Paese venne conquistato dagli inglesi. Tra i diamanti più celebri vi sono il Koh-I-noor (105 carati), incastonato su una delle corone reali inglesi, e il Cullinan (3.106 carati), il più grande diamante grezzo trovato finora. Un altro diamante conosciuto è l’Orlov (189 carati), di colore lievemente verdognolo, conservato al Cremlino, che fu donato a Caterina II dal suo favorito. Unico per il suo colore azzurro è l’Hope (45 carati), tristemente noto come il “diamante maledetto” a causa delle disgrazie e sciagure scagliatesi su tutti i suoi proprietari.

Il rubino

Molto più raro del diamante, il rubino è la varietà rossa del minerale corindone, il comune smeriglio, che è un cristallo di ossido di alluminio. È molto duro, pesante e, quando trasparente, è sufficientemente luminoso; tuttavia, la maggior parte dei corindoni rossi sono opachi. Il rubino è solo per l’80% rosso, mentre per il restante mostra tonalità di arancio, rosa, porpora e viola. La produzione mondiale proviene quasi tutta dai giacimenti di Mogok, in Birmania, della Thailandia e dello Sri Lanka. Il colore, anche nelle pietre trasparenti, varia moltissimo: la tonalità più pregiata è un rosso vivo “sangue di piccione”, senza sfumature né giallastre né violacee. Molto pregiati sono i rubini stellati o “asterie”, cioè quelli nei quali, per una particolare distribuzione di microscopiche inclusioni, la luce si rifrange in modo da dare in superficie una stella a sei raggi.

Lo zaffiro

Un’altra varietà di corindone è lo zaffiro, che ha tutte le proprietà del rubino tranne il colore, che è blu. Le località di provenienza sono le stesse, ma dove abbondano (si fa per dire!) gli zaffiri, sono rari i rubini e viceversa. Australia e Sri Lanka sono i produttori principali. Di corindone si conoscono pietre di tutti i colori, in genere chiamate zaffiri unitamente ad un aggettivo: famoso lo zaffiro verde, un tempo chiamato “smeraldo orientale”, anche se con lo smeraldo non ha niente a che fare, la varietà arancione (padparadscha) e quella incolore, conosciuta come leucozaffiro. Più spesso che nei rubini si hanno zaffiri stellati.
Gli zaffiri sono noti fin dall’antichità classica: se ne conosce uno con inciso il profilo di Caracalla, un altro con inciso il nome di Alarico, il re dei Visigoti che per primo prese e saccheggiò Roma (410 d.C.). Il più grande zaffiro blu del mondo (1404 carati) è stato trovato in una miniera dello Sri Lanka ed è di proprietà di un commerciante cingalese. Tra i più belli per il colore vi è lo “zaffiro di Mezzanotte”, turchino-violaceo, che appartiene ad una collezione americana. Il più grosso zaffiro stellato è la “stella dell’India” (536 carati).

Lo smeraldo

Lo smeraldo è la varietà verde del berillo, un silicato di alluminio che può avere gemme di altri colori: blu (Acquamarina), rosa (Morganite), giallo (Eliodoro), rossa (Bixbite) e incolore (Goshenite). Anche gli smeraldi possono avere sfumature differenti a seconda delle località di provenienza: quelli della Colombia sono caratterizzati da una tonalità intensa di verde, quelli brasiliani hanno una colorazione molto leggera di verde, quelli siberiani tendono al verde glauco, quelli delle Rhodesia sono verde scuro e quelli egiziani, antichissimi, trovati perfino nelle mummie, sono verde chiaro. Spesso negli smeraldi si trovano inclusioni nere (radici) o anche nuclei di berillo leggermente diversi (trapiche). A Vienna sono conservati gli smeraldi più belli, tra cui quelli che Cortés ebbe da Montezuma per il suo riscatto e che egli poi diede all’imperatore Carlo V.

Rolex fonte d’investimento

rolexChi ama gli orologi importanti e di lusso lo sa bene: il suo è molto più di un semplice hobby, si tratta infatti di un autentica e travolgente passione che, oltretutto, se incontra un marchio di eccellenza qual è quello Rolex, nel tempo può rivelarsi anche estremamente fruttuosa e redditizia.
Possedere un Rolex rappresenta, al tempo stesso, la garanzia di disporre di un orologio di qualità eccelsa ed inimitabile, raffinato e curatissimo in ogni minimo dettaglio, ma anche la fierezza di ostentare al polso un must tra gli status symbol, un tratto distintivo che denota lusso, stile e prestigio.

Chi ama ed aspira a distinguersi dalla massa, facendosi notare, non può prescindere dall’indossare al polso quello che è universalmente riconosciuto come il leader mondiale tra gli orologi.
Ecco dunque che l’acquisto di questo tipo d’orologio rappresenta assolutamente un autentico affare ed un investimento a lungo termine. L’affidabilità e la già citata qualità degli orologi prodotti dalla prestigiosa casa ginevrina, garantiscono all’acquirente la sicurezza di possedere un bene il cui valore non si inflaziona nel tempo. Anzi, un Rolex ben conservato, anche se non più nuovo, preserva inalterato il suo valore originale.
I dati recenti parlano chiaro: il mercato degli orologi di secondo polso è in costante crescita. Ma a cosa si deve questa inattesa espansione? Per quale ragione si dovrebbe decidere di acquistare un Rolex usato? Qual è, insomma, il target di riferimento?

In realtà possiamo distinguere due diverse tipologie di acquirenti.
Anzitutto i neofiti. Coloro che guardano affascinati e con profondo interesse al mondo degli orologi di lusso, bramano di possederne uno ma non si sono ancora decisi a compiere il grande passo.
Quale miglior punto di partenza, allora, per entrare in possesso di un orologio di pregevole fattura, che evochi contemporaneamente status e prestigio sociale uniti a stile ed eleganza, dell’acquistare un Rolex usato?

La seconda tipologia di clienti, invece, si può individuare nel vero e proprio collezionista esperto e navigato.
Quando si è alla disperata ricerca di un modello vintage, ormai andato fuori produzione ma che ha conservato inalterato tutto il suo appeal anzi, forse ha addirittura incrementato il suo valore originario complice la difficoltà di reperimento sul mercato, ecco allora che l’usato diventa l’unico percorso fattibile per aspirare ad entrarne in possesso.

Basti pensare a modelli che hanno fatto la storia del marchio, desiderati dai collezionisti di tutto il mondo, quale ad esempio il Rolex Deep Sea passato alla storia per aver conquistato il record di profondità marina, oppure quel capolavoro di tecnica e precisione che è l’Oysterquartz, probabilmente l’orologio con il miglior movimento al quarzo del mondo.
Quanto fin qui esposto, dunque, esplica meglio e ribadisce perfettamente perché si può considerare un Rolex fonte d’investimento di prima scelta. Se un domani infatti, si dovesse decidere di rivendere il prodotto, non solo si avrebbe la certezza della stabilità del suo valore ma, addirittura, a seconda della quotazione raggiunta dal singolo modello, si potrebbe ambire a ricavare dalla vendita più di quanto speso inizialmente per l’acquisto.
Un consiglio, anzi meglio una raccomandazione, è però doveroso porgerla. Poiché spesso e volentieri il mercato dell’usato non passa attraverso la filiera della grande distribuzione, ma è semmai regolato da transazioni di singoli privati, è sempre bene assicurarsi dell’originalità ed integrità del prodotto che si sta andando ad acquistare, richiedendo al venditore che vi fornisca sempre la garanzia e l’attestato di originalità del rolex, nonché il certificato di revisione che, sovente, accompagna la compravendita di orologi datati.

Il valore dell’oro: fattori che lo determinano

lingotto oroCome tutti sanno l’oro è, da tempo immemorabile, considerato un bene rifugio.
Ma come mai proprio questo metallo prezioso e non un altro? Cosa è che ne determina il valore?
Sono quattro i metalli che vengono considerati preziosi: l’oro, l’argento, il platino ed il palladio.
Fra questi il preferito dalla maggioranza degli investitori è sicuramente l’oro. Già in tempi antichi veniva usato per coniare monete oltre a gioielli di squisita fattura.

La quotazione dell’oro, come ormai è risaputo dai più, viene stabilita ben due volte in un solo giorno.
Per giungere a decidere il prezzo al quale sarà commercializzato il metallo ovviamente non è sufficiente che riuniscano i cinque rappresentanti delle maggiori banche, occorre che durante queste riunioni siano valutati molti e diversi fattori che influiscono sull’economia a livello mondiale e tramite lo studio di come questi interagiscono nasce la cifra che viene poi comunicata.
Cerchiamo di capire come funziona l’intero sistema.
Possedere un cospicuo conto in banca o immobili non basta per essere sicuri di salvarsi dalla rovina in caso di guerra o di calamità naturali. Così come avere azioni ben quotate in borsa non protegge da problemi economici, il famoso martedì nero del 1929 insegna.
Una moneta può svalutarsi, anche di parecchi punti, in tempi brevi e quello che prima rappresentava un capitale diventa un mucchio di carta straccia.

Ma non occorre essere così catastrofici per immaginare che l’andamento generale di uno Stato è determinante per il benessere dei cittadini.
Un cambio di governo repentino, senza dover arrivare al colpo di stato, può rendere più o meno forte un Paese e di conseguenza la sua economia.
Possiamo prendere come esempi la Russia e ultimamente la Repubblica Popolare Cinese. Entrambi, cambiando politica ed aprendosi verso nuovi mercati, hanno incrementato in maniera notevole gli scambi economici con l’estero fino a diventare tra le prime potenze a livello mondiale. È notizia di questi ultimi giorni che la Cina ha superato gli Stati Uniti per quanto riguarda proprio il commercio.
Ovviamente una maggiore benessere spinge i cittadini ad aumentare i consumi e gli investimenti. E, come abbiamo già accennato, l’oro è sempre stato un investimento che ha riscontrato il favore del pubblico.
Possedere dei lingotti d’oro o comunque dei preziosi è non solo sinonimo di ricchezza ma anche di solidità economica.
Aumentando la richiesta del prezioso metallo di conseguenza aumenta anche il suo valore.
È una semplice regola di mercato, valida per qualsiasi genere di oggetto, ma ancor di più quando si parla di merce preziosa.

Sommosse interne o guerre che vedono coinvolto un paese lo rendono meno stabile e fanno vacillare l’economia e nascono problemi di sostentamento. Chi ne possiede e ha la possibilità di farlo vende il proprio oro, possibilmente in cambio di valuta pregiata. Rifacendoci così alla regola di mercato sopra accennata: quando l’offerta aumenta, ossia c’è maggiore disponibilità sul mercato, il prezzo che si può spuntare diminuisce.

Da non dimenticare che un altro fattore che influenza il mercato dei metalli preziosi è dato dal prezzo del petrolio. L’oro nero, come viene anche chiamato, è ormai diventato necessario per la sopravvivenza dell’uomo. Si usa per riscaldare, per muovere i mezzi di trasporto e per altri mille impieghi. Chi lo possiede decide a chi venderlo e a quale prezzo influenzando pesantemente l’economia mondiale.
Ecco quindi il grande interesse che destano le notizie giornaliere riguardanti l’Opec. Stiamo parlando dell’Organizzazione che raccoglie i Paesi produttori di petrolio, e che stabilisce le regole da utilizzare per le trattative ed il commercio del greggio. L’unità di misura convenzionale del petrolio è il barile, che non è certo quello che viene usato per la commercializzazione della birra, ma ha delle misure standard.
I Paesi produttori sono per la maggior parte arabi. I giacimenti di oro più importanti si trovano invece nelle Americhe. Questo rende la situazione abbastanza equilibrata, trattandosi di paesi se non agli antipodi quasi. Si potrebbe teorizzare che chi gestisce questi due mercati ha in mano i destini dell’intero mondo, e che il variare di uno dei due è strettamente legato all’altro, anche se l’oro è molto più facilmente commerciabile, visto la sua natura fisica.
Purtroppo non passa giorno senza che in un qualsiasi punto della Terra non nasca un focolaio di rivolta o che qualcuno decida di chiudere i rubinetti che erogano a questo o quel Paese l’afflusso del petrolio, ed è quindi facile capire perché il mercato dell’oro è in continuo movimento.

Orologi di lusso, è possibile acquistarli presso i compro oro?

orologio oroQuando si parla di oro usato e compro oro, si tende a ridurre il campo di attività di questi commercianti alla compravendita dei soli gioielli usati.
Anelli, orecchini, collane, spille che non si usano più, che si sono rovinati o dei quali semplicemente ci si vuole disfare per ragioni personali.
Certo è vero che questo genere di oggetti occupa la maggior parte dell’inventario di un compro oro, ma non sono i soli beni a risplendere sui banconi di questi esercenti.
Oltre ad essi, infatti, il commercio di oro usato è fatto anche di monete, medaglie, oggettistica e soprattutto orologi.

Orologi bellissimi, lucenti, importanti e chiaramente preziosi, in quanto presentano una componente più o meno elevata di oro puro.
Si tratta in ogni caso di oggetti che vengono regolarmente acquistati dai privati, non diversamente da quanto avviene per i gioielli, e che vengono ad essi pagati in contanti in relazione alla quantità di metallo puro presente e che, dopo un attento processo di recupero e ricondizionamento, vengono riportati al loro originario splendore e rimessi in vendita ad un prezzo incredibilmente basso, che spesso sfiora il 60% in meno rispetto a quello di listino.

I motivi che possono spingere una persona a vendere un orologio di lusso sono i più diversi.
C’è chi decide di cambiare stile, chi vuole eliminare un ricordo cui l’oggetto è legato, chi vuole rinnovare il proprio portagioie e anche chi, approfittando dell’incremento del valore dell’oro sui mercati, sceglie di monetizzare quello che spesso è un vero e proprio investimento.
Già, perché non molti sanno che anche per quanto concerne gli orologi appartenenti alla categoria del lusso, quelli costituiti di materiali preziosi, i compro oro effettuano una valutazione che si basa essenzialmente sulla quantità di oro puro in essi contenuta.
Poiché, l’oro non viene utilizzato tal quale in campo orafo e manifatturiero, a causa della sua eccessiva malleabilità, questo dato dipende da due fattori. La caratura e il peso effettivo di materiale prezioso.

La caratura è una unità di misura che viene utilizzata in campo orafo per indicare la purezza dei metalli preziosi, in particolare dell’oro.
Alla base vi è la suddivisione dell’intero in 24 parti, di modo che l’oro puro viene indicato con la dicitura 24 Kt ed 1 carato corrisponde ad una parte d’oro su 24.
Dato che l’oro, come accennato, non è oggi utilizzato tal quale per essere lavorato, si ricorre a leghe che, unendolo ad altri metalli, ne aumentano la durezza e la resistenza ma, nel contempo, diminuiscono il valore del composto.
Di conseguenza, gli orologi presenti sul mercato, hanno un valore diverso a seconda della lega utilizzata per la loro creazione.
In particolare, sul mercato italiano sono frequenti le leghe a 18, 16 o 14 kt, contenenti cioè rispettivamente 18, 16 o 14 parti d’oro puro su 24.

La caratura è in genere riportata sulla certificazione privata e sulla documentazione che accompagna l’oggetto all’atto dell’acquisto, ma alla stessa si può comunque risalire esaminando attentamente l’oggetto.
Specie infatti quando l’orologio ha anche un valore da collezione, è d’epoca, o è passato di mano in mano, può accadere che la documentazione relativa non vi sia.
In questo caso ci sono due vie per stabilire il valore del singolo pezzo sul mercato dell’oro usato.
Il primo, e più semplice, è quello di rintracciare sull’oggetto, la caratura, impressa in punzonatura, molto probabilmente sulla chiusura, sulla cassa, o comunque in una porzione di orologio non immediatamente visibile.
In questo caso, è bene saperlo, può accadere che la presenza di oro puro, ovvero la titolatura, sia indicata in millesimi, così come accade più propriamente per l’argento.

Qualora la punzonatura non sia ben visibile, a causa del trascorrere del tempo, o in caso di esemplari particolari, si può ottenere una compiuta definizione della titolatura anche eseguendo sul bene apposite analisi chimico-qualitative, quali il saggio alla tocca, che tuttavia comportano spesso l’utilizzo e la sottrazione di parte del materiale costitutivo dell’orologio.

Il secondo dato che incide sul prezzo del singolo esemplare è ovviamente il peso, da intendersi come la reale quantità di oro contenuta.
Data la complessità di un oggetto come l’orologio, le cui componenti sono varie e diverse, non sarà quindi sufficiente procedere ad una semplice pesata del singolo esemplare.
Dovranno eliminarsi dal computo tutte quelle parti non costituite in oro: meccanismo di movimento, vetro, corona di fissaggio, eventuali pietre preziose e così via.
Tutto quanto non è oro, non può essere utilizzato per la definizione del valore o, come avviene nel caso di eventuali gemme, deve essere valutato a parte, secondo criteri altri, ad opera di esperti del settore.

Acquistare un orologio di lusso presso un compro oro non è solo possibile, ma rappresenta una alternativa conveniente e interessante: oltre alla possibilità di godere di prezzi decisamente inferiori rispetto alle tradizionali gioiellerie, la varietà di pezzi spesso presenti in questi negozi, rende il loro catalogo particolarmente allettante anche per un collezionista od un investitore interessato agli esemplari aventi anche un valore storico. Non è raro trovarvi delle rarità o degli orologi d’epoca, passati di mano in mano per via ereditaria e poi rivenduti, o marchi ormai fuori produzione e praticamente introvabili presso i rivenditori ufficiali del brand.

Oro puro e oro lavorato, la differenza è importante

Quando si parla di oro la maggioranza delle persone si riferisce all’oro usato pur non essendone consapevole. Esiste una grande differenza fra l’oro puro e quello usato.

oro puroIl primo, ovvero quello puro, è quello che viene utilizzato per la fabbricazione dei lingotti la composizione dei quali raggiunge una percentuale del 99% del prezioso metallo. Oppure quello che si trova in pagliuzze sul fondo dei fiumi, alla maniera dei famosi cercatori, o ancora quello delle pepite estratte dalle miniere.
È proprio l’oro puro che viene preso in considerazione quando bisogna stabilirne il prezzo a livello mondiale, cioè la cifra che verrà comunicata da Londra due volte ogni giorno, così come è stato stabilito per convenzione internazionale quasi un secolo fa.

Per oro usato si intende invece il metallo utilizzato per la fabbricazione di gioielli o la coniazione di monete e medaglie. Essendo molto duttile, ovvero, in parole semplici, malleabile, per essere lavorato ha bisogno di fare lega con altri metalli, più duri e non obbligatoriamente preziosi.
Certamente una lega di oro ed argento, cioè quella occorrente per la produzione dell’oro bianco, ha più valore di quella dell’oro giallo dove il secondo metallo è rappresentato dal rame.
Si parla di oro usato anche in presenza di gioielli appena creati perché è la lavorazione che lo trasforma privandolo della purezza iniziale.
Qualsiasi gioiello lavorato con oro, come collier, bracciali, anelli, o anche orologi, monete e medaglie, ne contiene una percentuale verificabile in prima istanza tramite il punzone, obbligatorio per legge, che riporta il numero di carati. Il valore di questi oggetti è comunque stabilito in maniera arbitraria.

Un qualsiasi gioielliere può vendere al prezzo che preferisce un monile, tutto dipende dall’importanza che attribuisce, per esempio, all’artigiano che lo ha lavorato, oppure al fatto che sia di antiquariato o, addirittura, in base al nome prestigioso del precedente proprietario.
Quando una persona acquista per puro piacere non tiene conto del valore effettivo, ma solamente di quanto è disposto a spendere per entrare in possesso di quello specifico oggetto.
Il discorso cambia radicalmente quando si acquista per investimento o si vende pensando di realizzare una certa cifra. In questi casi il prezzo dell’oro usato è determinante per il buon fine dell’affare.

oro lavoratoÈ logico supporre che chi commercia in metalli preziosi ha diritto alla propria percentuale di guadagno, come tutti, senza comunque scostarsi troppo dai valori medi di categoria.
È sempre meglio diffidare di offerte troppo alte o al contrario molto basse. In casi del genere è opportuno verificare la serietà della Ditta. Rivolgendosi ad una insegna conosciuta difficilmente si avranno problemi.
Chi vuole vendere il proprio oro usato e non è in grado di stabilire in maniera autonoma il valore degli oggetti posseduti, può rivolgersi ad un gioielliere di fiducia oppure servirsi del servizio di quotazione online disponibile sul sito dei compro oro più all’avanguardia. Occorre compilare in maniera estremamente corretta il form di richiesta e seguire la semplice procedura descritta ed in poco tempo si otterrà la cifra indicativa che è possibile ricavare dalla transazione.

Ovviamente seguiranno dei controlli più approfonditi, atti a verificare la veridicità di quanto dichiarato, ma intanto si può avere un’idea di massima e decidere se la vendita dell’oro usato è conveniente oppure è meglio attendere momenti migliori quando la quotazione sarà più favorevole.

La vera storia dei compro oro

denaro contanteI compro oro sono senza dubbio la categoria di esercizi commerciali che, nel corso degli ultimi anni, si è diffusa maggiormente e con più rapidità in tutte le città italiane e non solo. Presenza ormai abituale nelle strade più conosciute, hanno offerto tante nuove opportunità di lavoro e attirato un numero sempre maggiore di clienti, spinti a vendere qualche proprio oggetto non solo per via delle difficoltà della crisi economica, ma anche perché finalmente libero di compiere una compravendita, magari anche per liberarsi di qualche vecchio gioiello non più utilizzato, in semplicità e totale trasparenza.

Se la grande espansione dei compro oro è sostanzialmente recente, il concetto che è alla base della loro attività non è certo nuovo e ha radici ben piantate nella tradizione e nella storia, specialmente del nostro Paese. L’antenato dei moderni compro oro, infatti, può a ben ragione considerarsi il Banco dei Pegni, i cui primi esemplari nacquero proprio in Italia, nella zona dell’Umbria e delle Marche. Le caratteristiche di questo tipo di attività nel corso dei secoli sono rimaste sostanzialmente uguali, mantenendo quasi sempre dimensioni piuttosto ridotte a livello di gestione e basando la loro fortuna su un approccio diretto con il fruitore dei servizi, senza intermediari e con la più ampia trasparenza possibile.

Storicamente l’origine del Banco dei Pegni, conosciuto anche come Monte di Pietà o Monte dei Pegni, ha una matrice religiosa: furono, infatti, i monaci francescani a ideare questa modalità di fornire piccoli prestiti alle persone che ne avevano bisogno, offrendo delle condizioni migliori rispetto a quelle del mercato.
Erano gli anni intorno alla seconda metà del 1400 e le condizioni di vita nelle città e nelle campagne non erano certo facili per chi non aveva la fortuna di appartenere alle famiglie più nobili. Ecco, allora, che il Monte dei Pegni si poneva come un’alternativa per recuperare piccole somme per le necessità quotidiane o per superare momenti di particolare difficoltà. A garanzia del prestito, i monaci chiedevano un oggetto che avesse un valore pari ad almeno un terzo del denaro chiesto. Questo pegno, che non necessariamente doveva esser d’oro o particolarmente prezioso, ha dato, da allora, il nome all’esercizio stesso: Banco dei Pegni, appunto.
Chi usufruiva del prestito aveva un anno di tempo per restituire la somma e in questo modo poteva recuperare il proprio oggetto lasciato a garanzia. Se la persona era impossibilitata o non riusciva a provvedere alla restituzione del denaro, l’oggetto veniva messo all’asta dallo stesso, in questo modo il negoziante, poteva recuperare i propri soldi.

I primissimi banchi dei pegni, come detto, videro la luce in Italia, in particolare a Perugia e nelle regioni di Umbria e Marche. Qui, le città di piccole dimensioni offrivano un tessuto sociale ricco di piccoli lavoratori e artigiani che potevano avere bisogno di prestiti ma che non sempre trovavano alternative a cui rivolgersi. Da sempre la questione dei prestiti bancari era in mano ai Banchi ebraici, che facevano affari generalmente con i grandi proprietari terrieri e i signori più potenti. Per realtà di dimensioni più ridotte, diventava davvero difficile trovare delle vie alternative per chiedere eventuali prestiti.
I monaci francescani intuirono questo bisogno e istituirono i Monti di Pietà prendendo come modello proprio il banco ebraico ma stabilendo la caratteristica fondamentale di dare all’attività un fine solidaristico e che non si prefiggesse, quindi, scopi di lucro. Per questo, in origine, non veniva chiesto alcun interesse al momento della restituzione del prestito, oppure veniva applicato un interesse minimo attorno al 5%, anche se non pochi, inizialmente, erano contrari, perché vedevano in questo pur minima richiesta una forma di usura.

Tra i primi fondatori e i principali difensori dei Monti dei Pegni ci fu Bernardino da Feltre, che insistette molto affinché i Banchi dei Pegni assumessero anch’essi un’organizzazione precisa e un modo di operare che non andasse a intaccare il capitale iniziale. Questo presupponeva, logicamente, anche l’istituzione di un piccolo interesse che andasse se non altro a coprire le spese sostenute. Verso il 1515, quindi solo pochi decenni dopo la nascita dei primi Banchi dei Pegni, praticamente tutti assunsero le linee dettate da Bernardino.
Inizialmente, comunque, i prestiti si rivolgevano unicamente agli abitanti della città o del luogo in cui si trovava il Banco e le somme concesse erano mediamente di piccola entità. D’altra parte, se si considera che alla base dei Banchi c’erano dei monaci francescani e non dei banchieri di mestiere, si può immaginare che i capitali iniziali non fossero tali da poter garantire prestiti troppo onerosi. Inoltre, al momento del prestito, chi riceveva il denaro doveva assicurare di prendere i soldi unicamente per impellenti necessità e per attività che fossero moralmente ineccepibili.
L’accoglienza di questa iniziativa nata, in qualche modo, “dal basso”, non fu ben vista dai Signori locali e dai potenti, che preferivano fare affari con i grossi banchieri ebrei. Ben presto, però, anche loro si resero conto che le due attività si rivolgevano a un tipo di clientela diverso e che la convivenza era più che possibile. Anzi: il Monte di Pietà si configurò anche come una rottura degli schemi del passato, proponendo una modalità diretta e senza intermediari per andare incontro ai bisogni della popolazione meno ricca.

Se l’origine del Monte di Pietà è questa, si può dire che gli attuali Compro Oro siano nati partendo dallo stesso solco, eppure si denotano sostanziali differenze, figlie anche dei mutati bisogni e dei mutanti tempi: i negozi di compro oro odierni, infatti, non accettano qualsiasi merce come facevano i Banchi dei Pegni, a cui si poteva dare in prestito non solo oro e gioielli, ma anche tappeti, orologi, suppellettili varie… Nei Compro oro solo i metalli preziosi sono oggetto di compravendita. Inoltre, una persona che si rivolge, oggi, a un esercizio di questo tipo, non lo fa per chiedere un prestito che, in qualche modo, dovrà restituire in seguito, ma effettua una vera e propria vendita e ne riceve in cambio una somma che entrambi i soggetti ritengono equa. Quello che può accomunare i compro oro ai Monte di Pietà è la natura della clientela che, oggi come allora, è generalmente formata da persone “comuni”.
Inoltre, se al Banco dei Pegni ci si rivolgeva, un tempo, in momenti di particolare crisi, vivendo l’azione spesso come un’umiliazione di chi deve chiedere aiuto per sopravvivere, oggi è diverso e chi si rivolge ai compro oro lo fa senza nessuna vergogna e per ricevere un guadagno che lo soddisfi. Magari, anche per liberarsi di piccoli gioielli e vecchi ricordi che non si utilizzano più e dai quali si riesce, in questo modo, a ricavare qualcosa.

Anche l’offerta che i nuovi negozianti propongono è certamente più ampia e articolata di quella degli antichi Banchi dei pegni, perché se è vero che non hanno a che fare con oggetti di ogni tipo, va anche detto che ai nostri tempi sono molti di più gli oggetti nei quali si possono trovare quantità di metallo prezioso. Basti pensare alle componenti elettroniche di computer e simili, che hanno una considerevole percentuale di oro al loro interno.
Con le nuove tecnologie, inoltre, rivolgersi ai compro oro è ancora più semplice e garantisce la possibilità di avere una valutazione del proprio oggetto in linea con il mercato e totalmente trasparente. Molti siti, per esempio, offrono il servizio si blocco del prezzo on-line, una modalità che permette di inserire i carati e il peso del gioiello che si vuole vendere e avere una valutazione immediata del suo valore. Se questa è in linea con le proprie aspettative, si può fermare la cifra visualizzata e recarsi in negozio per completare la compravendita con la garanzia di vedersi riconosciuto il prezzo bloccato on line.

Compro oro: i pro e i contro dell’attività

bracciali oroGià da diversi anni, è possibile notare una frequente “mutazione” nelle attività di vendita di gioielli delle tradizionali oreficerie. Le gioiellerie da un po’ di tempo hanno iniziato ad acquistare anche oro usato, sotto forma di gioielli di vecchia foggia, monete, medaglie e oggetti simili fatti di oro nelle sue diverse carature. Questi oggetti vengono spesso permutati con oggetti nuovi, di gusto più attuale e di stile moderno che possono essere regalati, praticamente senza costi ulteriori.

Sembra che da questa tendenza, – dettata dalle mutate condizioni economiche delle famiglie, dalla nuova esigenza di liquidità o di risparmio negli acquisti e dall’altissimo prezzo raggiunto dall’oro, sia nata l’attività di Compro Oro vera e propria, che tanto successo e diffusione ha raggiunto oggi su tutto il territorio nazionale. E’ importante oggi, infatti, per molti clienti e famiglie, poter vendere il proprio oro inutilizzato per avere in cambio contanti. La differenza consisteva proprio nel fatto che invece della permuta con altri oggetti nuovi, in cambio dell’oro usato venivano restituiti contanti. Veniva così introdotto nel panorama delle attività di commercio di preziosi, una nuova realtà che andava a riempire un “vacuum” legislativo, un vuoto di regolamentazione normativa. Dall’altro lato, il successo dell’attività portava i gestori a riunirsi in associazioni o reti di franchising e a dare al settore una nuova consistenza che contribuisce a far nascere l’esigenza di una più precisa serie di regole a tutela dei commercianti e della loro clientela.

L’attività commerciale dei compro oro, non ha in realtà una sua precisa collocazione nel panorama giuridico italiano: il negozio acquista dei preziosi, usati o rovinati, da clienti privati, rappresentati da persone fisiche e successivamente li rivende, in genere ad operatori professionali quali ad esempio le fonderie. E’ anche merito dell’insufficienza normativa di questo settore, che si rifà alla ‘Legge n. 7 del 2000’ ed ai ‘Chiarimenti in materia di oro’ della Banca d’Italia del 2001 A questo si aggiunge l’assenza di regolamentazione chiara da un punto di vista amministrativo e fiscale che ha determinato, da un lato, i controlli delle autorità preposte e, dall’altro, gli errori da queste riscontrati nella gestione delle attività. D’altra parte, il successo di questo tipo di attività è palese e questo spinge alla produzione di una nuova normativa ufficiale che faccia chiarezza sugli obblighi e le regole da rispettare.

Ma come mai questo tipo di attività ha avuto (e continua ad avere) una così elevata proliferazione e un tale successo? Cerchiamo di conoscerla brevemente e di valutarne i pro e i contro. L’attività, indipendente o in franchising, si occupa sostanzialmente – come già brevemente accennato – della compravendita di oggetti d’oro usati, per la stragrande maggioranza gioielli, ma anche monete, medaglie, gettoni, e rottami d’oro che vengono poi ricondizionati e rimessi sul mercato oppure ceduti alle fonderie. Gli oggetti possono essere venduti anche a privati, grossisti o altri intermediari del settore orafo. Quello che distingue questo tipo di attività da una oreficeria tradizionale è che vengono comprati soltanto oggetti usati.

Il primo vantaggio per coloro che vogliono costruirsi una attività relativamente semplice e redditizia è che l’apertura del negozio presenta poche difficoltà facilmente superabili. Inoltre, l’investimento iniziale è contenuto: parliamo anche solo di 10 o 15 mila euro, specie se si adotta una formula in franchising, dove il proprietario del marchio interviene con aiuti e facilitazioni molto importanti. L’investimento iniziale si limita alle somme necessarie per pagare la merce che i clienti vendono, all’inizio dell’attività stessa. Il mercato è piuttosto stabile e, salvo normali fluttuazioni, garantisce una equa remunerazione costante nel tempo; inoltre, non esiste praticamente un rischio di magazzino invenduto, in quanto molte società che raccolgono l’oro sono solite stipulare con i singoli negozi delle convenzioni che prevedono il ritiro a intervalli regolari di tutta la merce e il suo pagamento immediato. Altro aspetto importante da considerare è che i requisiti personali e professionali necessari per espletare l’attività si possono ottenere facilmente, in breve tempo e senza costi troppo alti. Non sono nemmeno necessarie costose operazioni di marketing in quanto la clientela potenziale è interessata a trovare il punto vendita tanto quanto il gestore del negozio è pronto ad accogliere i clienti, che possono essere rappresentati da qualsiasi privato, con una densità, quindi, molto elevata. Tutte queste caratteristiche riducono il cosiddetto rischio d’impresa a un livello molto basso e rendono l’apertura di un punto vendita un’obiettivo non solo possibile ma anche piuttosto interessante.

In tutto ciò, ci sono naturalmente anche dei rischi da considerare e in primis viene forse la possibilità di essere associati ad alcune attività poco chiare che fanno insorgere sospetti e controlli. In questo campo, la chiarezza e l’aderenza a regole e normative previste, in modo da non incorrere in possibili sanzioni, rappresenta un punto fondamentale, essendo gli altri rischi tutti molto ridotti, come abbiamo già avuto modo di considerare. A questo fine, può essere una soluzione ottimale l’aderire a una rete di affiliazione in franchising compro oro, seria e riconosciuta. Queste realtà, più grandi, più solide e maggiormente strutturate sono in grado infatti di garantire non soltanto un sostegno efficace da un punto di vista di marketing e gestionale ma anche un supporto legale e amministrativo per poter affrontare la burocrazia e le normative (o la loro assenza) senza timore di incorrere in errore e sanzioni.

Informazioni sull’argento

monete argentoL’argento è un elemento chimico della tavola periodica indicato con il simbolo Ag. Si tratta di un metallo di transizione ed è tenero, lucido e bianco. L’argento un ottimo conduttore sia di calore che di elettricità, il migliore tra i metalli, e in natura si trova puro ma anche sotto la forma di minerale. Viene principalmente usato per coniare monete, gioielli e nel settore fotografico, ossia nei processi che usano l’alogenuro d’argento.

L’etimologia della parola deriva dal greco “argos” che significa brillante oppure bianco. Una caratteristica del metallo prezioso è che la sua superficie, se è a contatto con l’aria, si annerisce, ma senza rovinarsi: basta strofinarlo con un panno morbido o con appositi prodotti per ritrovare il suo splendore originale.

L’argento, come altri metalli preziosi, è sottoposto alla punzonatura per dare precise indicazioni sulla qualità del metallo, ossia la percentuale di metallo puro presente nell’oggetto.
Il punzone è quello strumento, fatto di metallo, che imprime sull’oro, sull’argento e su altri metalli un contrassegno per il riconoscimento, inciso sulla testata, chiamato marchio. Nell’uso comune le parole “marchio” e “punzone” sono la stessa cosa e indicano l’atto del controllo ufficiale che viene esercitato sul lavoro degli orefici. Il marchio infatti garantisce la qualità che ha il metallo e può indicare il titolo, ma anche la città da cui proviene, la bottega originaria, l’assaggiatore che ha svolto la prova o anche l’anno della prova. Esistono anche degli altri tipi di marchi che consentono di riconoscere opere di importazione o di antiquariato. Le norme che regolano le caratteristiche della punzonatura sono state modificate nei secoli e sono diverse anche da paese a paese. I più antichi marchi sono stati trovati sugli oggetti d’oro bizantini.

Prima dell’unità d’Italia esistevano vari regolamenti per la punzonatura nelle diverse zone dell’Italia. Poi una legge del 1968 e il successivo D.P.R. del 1970 hanno introdotto dei nuovi punzoni per bollare i metalli preziosi. In particolare il punzone per l’argento è stato cambiato introducendone uno a forma poligonale, con il numero della fabbrica, la sigla della provincia e, sulla sinistra, la stella simbolo della Repubblica Italiana.

Secondo le norme attuali, i titoli previsti per l’argento sono il 925, l’835 e l’800, sempre per mille, inscrivendo questa cifra entro un contorno di forma ovale. La legge poi definisce anche le regole relative alla posizione della punzonatura a seconda del tipo di oggetto.
Successivamente il decreto legislativo del 1999 ha fissato anche quali sono i millesimi che sono consentiti per la lavorazione di oggetti d’argento in Italia. Si tratta del titolo 800/000 e del titolo 925/000; questo stesso decreto consente la lavorazione dell’argento anche con millesimi superiori, ma mai inferiori, rispetto a quelli stabiliti: un esempio di ciò è la punzonatura con titolo 835/000.
Vediamo ora cosa denotano i vari tipi di punzonatura e anche quali sono, di conseguenza, le differenze che esistono tra l’argento 800/000 e l’argento 925/000.
L’argento ha titolo 800/000 se, su mille parti del metallo, 800 parti sono d’argento e 200 parti sono in lega di rame; con lo stesso criterio l’argento 925/000 indica che su mille parti del metallo, 925 parti sono d’argento e 75 parti sono in lega di rame. L’argento marchiato 925/000 viene detto anche argento Sterling.

bracciale argentoGli oggetti di fattura italiana, specialmente quelli più antichi, sono per la maggior parte con titolo 800/000. Raramente si trovano pezzi in argento con titoli 916/000 o 950/000, anche se qualche volta veniva utilizzata questa lega nel diciannovesimo secolo.

In Gran Bretagna non sono ammessi i millesimi che siano inferiori a 925.
L’argento 1000, ossia l’argento 1000/1000, allo stato puro, è tanto malleabile e duttile da rendere impossibile qualsiasi realizzazione di oggetti. E’ possibile comunque trovare una punzonatura di tipo 1000/1000 impressa su di un oggetto d’argento, significa che si tratta di un oggetto in metallo che è stato argentato ossia solo rivestito di materiale prezioso ma non è fatto d’argento puro.

Il principale mercato per la compravendita di argento è quello di Londra, il quale stabilisce quotidianamente il fixing: la quotazione è il riferimento, a livello internazionale, per le transazioni con l’argento.
Quindi se si desidera vendere un oggetto o un gioiello d’argento occorre prima di tutto informarsi sulla quotazione aggiornata in tempo reale. Poi ci si può recare in uno dei negozi compro oro che trattano anche argento, tra i più seri e affidabili. Qui verrà valutato l’oggetto sulla base della punzonatura e della quotazione, dopo aver fatto gli opportuni test, con appositi acidi, per verificare che non si tratti di un oggetto solo argentato. In questo modo potrai vendere al giusto prezzo il tuo oggetto d’argento che non usi più e magari acquistarne uno nuovo o rigenerato.

Oro etico, cos’è e perchè sceglierlo

Negli ultimi tempi è diventata prassi comune quella di vendere l’oro lavorato, proveniente da gioielli vecchi, pezzi d’oro di oggetti rotti, protesi dentarie, etc, per fonderli e realizzare altri gioielli oppure lingotti da investimento.

LE TECNICHE CLASSICHE DI FUSIONE
fusioneMa qual è la procedura corretta per la fusione dell’oro? Scopriamolo insieme.

Innanzitutto precisiamo che per fondere l’oro è necessario rivolgersi ad esperti del settore perchè la procedura è complessa e, per certi versi, pericolosa e non può essere svolta in proprio in casa. Tra l’altro, in alcuni casi è anche possibile assistere all’intero processo e questo rende l’operazione ancora più interessante.

Per fondere l’oro si utilizzano forni speciali perchè il prezioso materiale giallo torna allo stato liquido alla temperatura di 1064°, quindi i classici forni industriali non sarebbero in questo caso utili. Il materiale solido che deve essere fuso viene posto in uno speciale contenitore che si chiama crogiolo e vengono aggiunte piccolissime quantità di salnitro e borace che servono a coadiuvare il processo: il salnitrosi aggiunge alla fine del processo e serve per rendere l’oro più liquido; la borace viene usata, invece, perchè protegge l’oro dall’ossidazione durante il processo di fusione.

Quando l’oro ha raggiunto lo stato liquido, viene estratto dal forno e travasato dal crogiolo ad un altro contenitore che viene chiamato staffa ed è fatto di grafite o ghisa. Le pareti della staffa sono imbevute di olio di lino per facilitare il distacco del materiale dalla forma una volta raffreddato. E’ molto importante che l’oro venga colato il più velocemente possibile perchè si solidifica abbastanza in fretta e c’è il rischio che prenda una sembianza non uniforme. Da questo procedimento viene ottenuta una verga che dovrà, poi, essere analizzata per stabilirne la purezza. Il lingotto che viene così realizzato è, però, sporco e quindi deve essere pulito e viene immerso in un composto di acido solforico che aiuta ad eliminare le impurità che sono in superficie.

C’è poi il processo di affinazione che può essere realizzata in molti modi diversi, fra i quali l’inquartazione, con cella Fozzer, con processo elettrolitico, con acqua ragia (detto anche per dissoluzione) e per clorurazione (anche chiamato processo Miller).

L’inquartazione prevede la fusione dell’oro con rame ed argento in modo tale che nella barra l’oro risulti essere solo un quarto. La lega così composta viene poi sciolta in acido nitrico e dopo la completa dissoluzione ciò che resta è solo l’oro. Poichè, però, non si tratta di oro puro si deve procedere ancora con il processo dell’acqua ragia. Solitamente l’inquartazione è un processo utilizzato quando oltre all’oro si vuole recuperare anche altri materiali come l’argento.

Il processo con cella Fozzer è una variante di quello elettrolitico. In questo caso la cella elettrolitica viene separata da una membrana in due zone diverse, una catodina ed una anodica. Nell’anodo l’argento scivola giù mentre sopra resta l’oro legato ad altre sostanza. A questo punto la soluzione così ottenuta viene filtrata e, con il metodo dell’acqua ragia, si ottiene l’oro.

Nel processo elettrolitico, la lega grezza viene sciolta e l’argento e gli altri materiali scivolano via e vengono recuperati successivamente e separatamente. E’ un metodo che solitamente viene utilizzato per l’oro che viene recuperato dal minerale.

Il metodo dell’acqua ragia è quello più utilizzato attualmente. In questo processo il materiale grezzo viene trasformato in graniglia che viene sciolta nell’acqua ragia che è composta da una miscela di acido nitrico ed acido cloridrico. Viene usata questa mistura perchè ossida l’oro e lo fa sciogliere come cloruro ma va posta molta attenzione perchè i gas sprigionati da questa operazione sono estremamente tossici e vanno trattati con cautela.
anelliLa miscela che viene fuori da questa operazione – che ha un colorito giallo/verdastro inconfondibile – viene filtrata per trattenere l’argento ed il platino. L’oro, invece, viene ricavato tramite un processo di riduzione chimica selettiva e dopo la riduzione l’oro viene lasciato riposare in apposite vaschette per una notte intera in modo tale che l’oro si depositi piano piano sul fondo. L’oro così ottenuto viene ulteriormente filtrato, fuso di nuovo per assumere la tipica forma a lingotto, infine lavato e lucidato per essere immesso sul mercato.

Infine, la clorurazione viene realizzata iniettando nell’oro fuso del cloro gassoso per eliminare i metalli non preziosi e l’argento. Poichè il cloro è un elemento pericoloso da trattare, questo sistema viene utilizzato solo in ambito industriale e non per piccole quantità di oro e riesce a ricavare il prezioso metallo con una percentuale di purezza pari al 99,5%.

L’ORO ETICO
Ultimamente, però, si sta diffondendo una nuova attenzione per l’oro etico. Con questo termine si intende il prezioso materiale ottenuto per estrazione ma senza l’utilizzo di agenti chimici pericolosi ed invasivi per l’ambiente. Questa definizione si è diffusa a partire dal 2000 quando l’attenzione per le questioni ambientali ha conosciuto una certa notorietà.

L’oro etico è “nato” soprattutto per combattere il fenomeno, abbastanza consueto in alcuni Paesi meno sviluppati come l’Africa o la Tanzania, dello sfruttamento dei lavoratori dell’oro e della loro esposizione a sostanze pericolose per la sua lavorazione. Queste sostanze pericolose vengono utilizzate non solo per la sua estrazione ma anche per la successiva lavorazione.

Essendo un argomento che, in fin dei conti, si sta sviluppando da poco, le tecniche di lavorazione dette green sono ancora in fase di sviluppo. Ovviamente il costo dell’oro etico è leggermente più alto rispetto a quello classico ma una speciale certificazione attesta che per la sua estrazione e successiva lavorazione non è stato violato l’ambiente nè sono stati sfruttati i lavoratori coinvolti nelle operazioni relative.