Oro puro e oro lavorato, la differenza è importante

Quando si parla di oro la maggioranza delle persone si riferisce all’oro usato pur non essendone consapevole. Esiste una grande differenza fra l’oro puro e quello usato.

oro puroIl primo, ovvero quello puro, è quello che viene utilizzato per la fabbricazione dei lingotti la composizione dei quali raggiunge una percentuale del 99% del prezioso metallo. Oppure quello che si trova in pagliuzze sul fondo dei fiumi, alla maniera dei famosi cercatori, o ancora quello delle pepite estratte dalle miniere.
È proprio l’oro puro che viene preso in considerazione quando bisogna stabilirne il prezzo a livello mondiale, cioè la cifra che verrà comunicata da Londra due volte ogni giorno, così come è stato stabilito per convenzione internazionale quasi un secolo fa.

Per oro usato si intende invece il metallo utilizzato per la fabbricazione di gioielli o la coniazione di monete e medaglie. Essendo molto duttile, ovvero, in parole semplici, malleabile, per essere lavorato ha bisogno di fare lega con altri metalli, più duri e non obbligatoriamente preziosi.
Certamente una lega di oro ed argento, cioè quella occorrente per la produzione dell’oro bianco, ha più valore di quella dell’oro giallo dove il secondo metallo è rappresentato dal rame.
Si parla di oro usato anche in presenza di gioielli appena creati perché è la lavorazione che lo trasforma privandolo della purezza iniziale.
Qualsiasi gioiello lavorato con oro, come collier, bracciali, anelli, o anche orologi, monete e medaglie, ne contiene una percentuale verificabile in prima istanza tramite il punzone, obbligatorio per legge, che riporta il numero di carati. Il valore di questi oggetti è comunque stabilito in maniera arbitraria.

Un qualsiasi gioielliere può vendere al prezzo che preferisce un monile, tutto dipende dall’importanza che attribuisce, per esempio, all’artigiano che lo ha lavorato, oppure al fatto che sia di antiquariato o, addirittura, in base al nome prestigioso del precedente proprietario.
Quando una persona acquista per puro piacere non tiene conto del valore effettivo, ma solamente di quanto è disposto a spendere per entrare in possesso di quello specifico oggetto.
Il discorso cambia radicalmente quando si acquista per investimento o si vende pensando di realizzare una certa cifra. In questi casi il prezzo dell’oro usato è determinante per il buon fine dell’affare.

oro lavoratoÈ logico supporre che chi commercia in metalli preziosi ha diritto alla propria percentuale di guadagno, come tutti, senza comunque scostarsi troppo dai valori medi di categoria.
È sempre meglio diffidare di offerte troppo alte o al contrario molto basse. In casi del genere è opportuno verificare la serietà della Ditta. Rivolgendosi ad una insegna conosciuta difficilmente si avranno problemi.
Chi vuole vendere il proprio oro usato e non è in grado di stabilire in maniera autonoma il valore degli oggetti posseduti, può rivolgersi ad un gioielliere di fiducia oppure servirsi del servizio di quotazione online disponibile sul sito dei compro oro più all’avanguardia. Occorre compilare in maniera estremamente corretta il form di richiesta e seguire la semplice procedura descritta ed in poco tempo si otterrà la cifra indicativa che è possibile ricavare dalla transazione.

Ovviamente seguiranno dei controlli più approfonditi, atti a verificare la veridicità di quanto dichiarato, ma intanto si può avere un’idea di massima e decidere se la vendita dell’oro usato è conveniente oppure è meglio attendere momenti migliori quando la quotazione sarà più favorevole.

Informazioni sull’argento

monete argentoL’argento è un elemento chimico della tavola periodica indicato con il simbolo Ag. Si tratta di un metallo di transizione ed è tenero, lucido e bianco. L’argento un ottimo conduttore sia di calore che di elettricità, il migliore tra i metalli, e in natura si trova puro ma anche sotto la forma di minerale. Viene principalmente usato per coniare monete, gioielli e nel settore fotografico, ossia nei processi che usano l’alogenuro d’argento.

L’etimologia della parola deriva dal greco “argos” che significa brillante oppure bianco. Una caratteristica del metallo prezioso è che la sua superficie, se è a contatto con l’aria, si annerisce, ma senza rovinarsi: basta strofinarlo con un panno morbido o con appositi prodotti per ritrovare il suo splendore originale.

L’argento, come altri metalli preziosi, è sottoposto alla punzonatura per dare precise indicazioni sulla qualità del metallo, ossia la percentuale di metallo puro presente nell’oggetto.
Il punzone è quello strumento, fatto di metallo, che imprime sull’oro, sull’argento e su altri metalli un contrassegno per il riconoscimento, inciso sulla testata, chiamato marchio. Nell’uso comune le parole “marchio” e “punzone” sono la stessa cosa e indicano l’atto del controllo ufficiale che viene esercitato sul lavoro degli orefici. Il marchio infatti garantisce la qualità che ha il metallo e può indicare il titolo, ma anche la città da cui proviene, la bottega originaria, l’assaggiatore che ha svolto la prova o anche l’anno della prova. Esistono anche degli altri tipi di marchi che consentono di riconoscere opere di importazione o di antiquariato. Le norme che regolano le caratteristiche della punzonatura sono state modificate nei secoli e sono diverse anche da paese a paese. I più antichi marchi sono stati trovati sugli oggetti d’oro bizantini.

Prima dell’unità d’Italia esistevano vari regolamenti per la punzonatura nelle diverse zone dell’Italia. Poi una legge del 1968 e il successivo D.P.R. del 1970 hanno introdotto dei nuovi punzoni per bollare i metalli preziosi. In particolare il punzone per l’argento è stato cambiato introducendone uno a forma poligonale, con il numero della fabbrica, la sigla della provincia e, sulla sinistra, la stella simbolo della Repubblica Italiana.

Secondo le norme attuali, i titoli previsti per l’argento sono il 925, l’835 e l’800, sempre per mille, inscrivendo questa cifra entro un contorno di forma ovale. La legge poi definisce anche le regole relative alla posizione della punzonatura a seconda del tipo di oggetto.
Successivamente il decreto legislativo del 1999 ha fissato anche quali sono i millesimi che sono consentiti per la lavorazione di oggetti d’argento in Italia. Si tratta del titolo 800/000 e del titolo 925/000; questo stesso decreto consente la lavorazione dell’argento anche con millesimi superiori, ma mai inferiori, rispetto a quelli stabiliti: un esempio di ciò è la punzonatura con titolo 835/000.
Vediamo ora cosa denotano i vari tipi di punzonatura e anche quali sono, di conseguenza, le differenze che esistono tra l’argento 800/000 e l’argento 925/000.
L’argento ha titolo 800/000 se, su mille parti del metallo, 800 parti sono d’argento e 200 parti sono in lega di rame; con lo stesso criterio l’argento 925/000 indica che su mille parti del metallo, 925 parti sono d’argento e 75 parti sono in lega di rame. L’argento marchiato 925/000 viene detto anche argento Sterling.

bracciale argentoGli oggetti di fattura italiana, specialmente quelli più antichi, sono per la maggior parte con titolo 800/000. Raramente si trovano pezzi in argento con titoli 916/000 o 950/000, anche se qualche volta veniva utilizzata questa lega nel diciannovesimo secolo.

In Gran Bretagna non sono ammessi i millesimi che siano inferiori a 925.
L’argento 1000, ossia l’argento 1000/1000, allo stato puro, è tanto malleabile e duttile da rendere impossibile qualsiasi realizzazione di oggetti. E’ possibile comunque trovare una punzonatura di tipo 1000/1000 impressa su di un oggetto d’argento, significa che si tratta di un oggetto in metallo che è stato argentato ossia solo rivestito di materiale prezioso ma non è fatto d’argento puro.

Il principale mercato per la compravendita di argento è quello di Londra, il quale stabilisce quotidianamente il fixing: la quotazione è il riferimento, a livello internazionale, per le transazioni con l’argento.
Quindi se si desidera vendere un oggetto o un gioiello d’argento occorre prima di tutto informarsi sulla quotazione aggiornata in tempo reale. Poi ci si può recare in uno dei negozi compro oro che trattano anche argento, tra i più seri e affidabili. Qui verrà valutato l’oggetto sulla base della punzonatura e della quotazione, dopo aver fatto gli opportuni test, con appositi acidi, per verificare che non si tratti di un oggetto solo argentato. In questo modo potrai vendere al giusto prezzo il tuo oggetto d’argento che non usi più e magari acquistarne uno nuovo o rigenerato.

Oro etico, l’importanza di questa scelta

miniera oroL’oro è uno dei metalli più rari e preziosi, e viene estratto e lavorato fin da tempi antichissimi. Le tecniche estrattive sono cambiate nel corso dei secoli, ma sono sempre state caratterizzate dal forte impatto ambientale. L’oro viene attualmente estratto con due sistemi principali: in miniere sotterranee da minerali auriferi e in miniere a cielo aperto per lavaggio di rocce e terreni.

In entrambi i casi l’estrazione in sé si rivela molto invasiva per l’ambiente. nelle miniere sotterranee sono utilizzati largamente gli esplosivi e, trattandosi di miniere solitamente molto profonde che possono raggiungere anche i mille metri di profondità, nonché spesso situate in paesi poveri o sottosviluppati, le condizioni di sicurezza dei lavoratori impiegati sono spesso precarie, per usare un eufemismo. Le miniere a cielo aperto creano invece immense ferite nel paesaggio, ed impiegando enormi quantità d’acqua per il lavaggio dei materiali auriferi, spesso minano l’equilibrio idrogeologico dell’area in cui si trovano.
Per separare le particelle d’oro dalle altre senza valore, vengono utilizzati agenti altamente inquinanti come il mercurio od il cianuro, che poi possono finire scaricati nei fiumi o nel terreno creando danni spesso irreparabili per l’ecosistema locale.

Inutile sottolineare che in molti paesi produttori d’oro, specialmente africani, i minatori lavorino senza alcun contratto e senza le più elementari misure di sicurezza, in condizioni che non si discostano molto dalla schiavitù. Nelle miniere africane non è infatti difficile assistere a scene da girone infernale, dove gli uomini escono dalle viscere della terra seminudi, senza caschi stivali od occhiali protettivi, ricoperti di fango e terra, e trasportando a spalla enormi sacchi di terra e pietra aurifera. In superficie, un esercito di donne, spesso con i figli piccoli legati sulla schiena, rompono i pezzi più grandi a martellate e poi lavano il sedimento a mano, utilizzando il cianuro ed il mercurio per separare l’oro dallo scarto. Il tutto in turni massacranti che possono arrivare anche a ventiquattro ore consecutive. Questa drammatica situazione riguarda spesso una fetta importante della popolazione: in Tanzania ad esempio, quarto produttore africano del prezioso metallo, su una popolazione di 47 milioni di persone, si calcola che circa 15 milioni lavorino nelle miniere d’oro.
Ovviamente che si tratti delle miniere inferno della Tanzania oppure delle moderne e meccanizzate miniere del Sud Africa, i lavoratori ricevono un salario, in molti casi misero, e non partecipano minimamente agli enormi profitti che una miniera d’oro può generare.

Negli ultimi anni si sta tentando di porre un freno a questo sistema, come si è già fatto, o tentato di fare, nel commercio dei diamanti. Inizia così a svilupparsi il concetto di oro etico. L’idea prende spunto da iniziative simili sorte in molti settori, che vengono genericamente definite come commercio equo e solidale, un commercio che non faccia del profitto realizzato l’unico metro di misura.
Lo scopo che l’operazione oro etico si prefigge nel suo manifesto, che potete trovare online, è di commerciare solamente oro che rispetti dei criteri di solidarietà ed ecologicità. E’ bandito l’oro estratto con esplosivi o trattato con agenti inquinanti come mercurio e cianuro. Si richiede che le miniere rispettino degli standard minimi di sicurezza, senza l’impiego di lavoratori minorenni o donne in lavori pesanti e pericolosi, e che i turni di lavoro siano definiti e non eccessivamente lunghi. Si preferiscono piccole miniere gestite da cooperative di minatori, che possono così partecipare agli utili, o in alternativa si richiede che i lavoratori siano tutti regolarmente assunti ed assicurati, e che ricevano un salario equo. Alle società minerarie che hanno in concessione un sito è richiesto di contribuire al miglioramento delle condizioni delle comunità locali, ad esempio con la costruzione di scuole, ospedali, strade ecc.

Visto il successo delle iniziative passate legate al commercio equo e solidale, che denotano una sempre maggiore attenzione del consumatore per la filiera che sta dietro ai beni che acquista, l’oro etico ha sicuramente tutti i requisiti per ritagliarsi una fetta di mercato sempre crescente. I dati suggeriscono che in tutto il mondo cresce la domanda di beni che non derivino da sfruttamento od inquinamento, ed il commercio dell’oro si sta adeguando al trend.

Sono infatti sempre più le gioiellerie che propongono ai propri clienti oro etico, e d’altro canto sono sempre più i clienti che richiedono gioielli in oro etico, specialmente in occasione di eventi come matrimoni o battesimi.
Il rovescio della medaglia è sempre il solito: per garantire tutte le cose che abbiamo elencato sopra, l’oro etico costa leggermente di più di quello normale. Certamente chi decide di acquistare un gioiello etico perché è convinto con questo di poter dare un suo contributo all’ambiente ed al miglioramento delle condizioni di vita dei minatori, non si farà certamente scoraggiare dal prezzo un po’ più alto.

Un’ultima curiosità ed un piccolo vanto nazionalistico, è il fatto che l’oro etico nasce parlando italiano. L’idea originale si deve infatti ad una azienda del settore minerario con sede in Umbria, con concessioni in tutto il mondo, che ha deciso di puntare su questo nuovo concetto sfruttando principalmente i depositi alluvionali. Questi infatti sono i siti estrattivi che consentono, se si vuole, il maggiore rispetto dell’ambiente.