Perizia gemmologica a Roma – dove farla

igr-laboratorio-gemmologiaSe hai un diamante o comunque ti interessa l’argomento, ti sarà capitato di sentir parlare di perizia gemmologica. Che cos’è esattamente e per quale motivo potrebbe essere importante per dare più valore alla tua pietra? Ecco tutto quello che devi sapere sull’argomento.

Che cos’è la perizia gemmologica

La perizia gemmologica è un esame approfondito che viene effettuato sulla gemma, in particolare sui diamanti. Per scoprire il vero valore di una pietra, infatti, occorre valutare molti particolari che vanno dal colore al taglio, dalla brillantezza al carato. Se questi, però, sono gli aspetti più conosciuti di una pietra, ve ne sono altri che sono noti solo agli specialisti del settore che pure concorrono a quantificare il valore della pietra. Il mondo dei diamanti, infatti, si compone di mille sfaccettature e non è detto che una pietra più grande abbia anche automaticamente un valore maggiore rispetto ad una pietra più piccola.
Tutti i dettagli del diamante si possono quindi analizzare attraverso un’accurata perizia gemmologica che deve essere realizzata da specialisti del settore e inoltre dotati di strumentazione idonea per riuscire a carpire anche i segreti più piccoli e nascosti della pietra. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile accertarne senza ombra di dubbio il valore.

A cosa serve la perizia gemmologica

I diamanti sono un prodotto molto richiesto, sia come forma di investimento che come punto focale di un gioiello. La bellezza di questa pietra, unita al significato simbolico che i diamanti hanno, la rendono preziosa e molto amata ma questo mercato così ampio è anche a rischio della presenza di pietre che non sono autentiche e che vengono immesse in circolo per il vantaggio di personaggi poco trasparenti. Per questo motivo fra gli operatori del mercato si è fatta avanti l’esigenza sempre più pressante di poter analizzare le pietre attraverso un esame molto accurato e particolareggiato in grado di svelare ogni dettaglio del diamante. La perizia gemmologica di solito è il passo preliminare per la realizzazione di un documento che si chiama certificazione del diamante e che ha valore legale, essendo redatto da enti autorizzati a farlo. In ogni caso è possibile eseguire la perizia anche senza successivo certificato.

Quando è utile fare la perizia gemmologica

La risposta a questa domanda è molto semplice: è sempre utile fare una perizia gemmologica perché serve per comprendere pienamente il valore di una pietra preziosa. Tuttavia ci sono alcune situazioni nelle quali la perizia gemmologica risulta essere ancora più importante, un passo indispensabile per riuscire ad ottenere dalla vendita della pietra il guadagno maggiore. Uno di questi è sicuramente quello in cui il diamante si trova incastonato in un gioiello, magari un anello che non piace più perché è particolarmente datato. In questi casi separare la pietra dalla montatura e far eseguire una perizia gemmologica accurata vuol dire certificarne la preziosità e riuscire a guadagnare maggiormente con la sua vendita, rispetto ad esempio alla vendita dell’intero gioiello che potrebbe non incontrare più il gusto del pubblico. L’importante, però, è trovare un operatore serio che abbia le competenze necessarie per effettuare la perizia.

Chi può fare la perizia gemmologica

Se si di Roma o della sua provincia puoi rivolgerti con fiducia a IGR Diamanti Roma, un laboratorio di gemmologia che negli ultimi dieni anni ha saputo conquistare il mercato dei professionisti e quello dei clienti privati che desiderano servizi di qualità per vendere al meglio la pietra preziosa. Nell’ambito delle perizie gemmologiche, IGR è il partner ideale perché ha nel suo staff esperti della materia che hanno studiato e sono in grado di analizzare la pietra in ogni suo dettaglio, per riuscire a classificarla nel modo più opportuno. Per i clienti che ne fanno richiesta, è possibile ottenere anche il certificato gemmologico a seguito della perizia, visto che IGR è uno degli enti autorizzati al rilascio di questa importantissima documentazione. IGR aiuta tutti i suoi clienti a vendere i diamanti usati alle quotazioni più interessanti del mercato.

Vendere anello d’oro con diamante

56347ysxzVi sarà sicuramente capitato di pensare di vendere quell’anello con diamante che conservate nella cassetta di sicurezza senza averlo mai indossato. Magari con la cifra realizzata dovete soddisfare un altro piccolo o grande desiderio e vi occorre ovviamente realizzare il massimo guadagno dalla vendita. Se non sapete come muovervi potete seguire questa semplice guida.

1. Capire quanto vale il vostro anello con diamanti
Capire quanto vale il proprio anello con diamanti può non essere un’impresa semplice perché occorre avere una certa dimestichezza con la materia per poter riuscire a calcolare esattamente il giusto valore dell’anello. Questo viene calcolato prendendo in considerazione molti fattori differenti come ad esempio le 4 c (cut, colour, clarity and carat) che sono gli elementi portanti di ogni valutazione e quotazione. Ovviamente ogni anello avrà un valore differente perché non tutti hanno lo stesso numero di carati, il medesimo taglio, il colore e la purezza identici. Occorre individuare bene queste differenze per riuscire a dare all’anello con diamanti il giusto valore che vi permetterà di non incorrere in fregature quando si tratterà di vendere effettivamente il gioiello con l’obiettivo di ricavare la cifra maggiore.

2. Farsi fare diversi preventivi
Per avere un’idea chiara di come funzioni il mercato dei diamanti e della vendita di gioielli usati occorre farsi fare molti preventivi diversi, così da avere il polso della situazione. Online si possono trovare diversi siti specializzati nella compravendita di diamanti e si possono prendere in considerazione anche i diversi compro-oro che si trovano in tutte le nostre città. Vi accorgerete fin da subito che ogni operatore vi proporrà una valutazione differente. Ciò accade perché purtroppo non tutti sono trasparenti e in tanti pensano solo al proprio tornaconto e puntano ad acquistare alla cifra più bassa per realizzare un guadagno maggiore. C’è da dire anche che molti altri non hanno una profonda conoscenza della gemmologia e non sono in grado di valutare le pietre preziose per quelle che realmente sono.

3. Individuare le caratteristiche dell’operatore migliore
Individuare le caratteristiche di un operatore serio che possa affiancarci nel percorso di vendita di un anello con brillante o di acquisto di diamanti da investimento può essere la chiave vincente per concludere al meglio l’operazione. Innanzitutto l’operatore deve essere autorizzato dall’ente apposito e deve quindi avere tutte le caratteristiche richieste per il rilascio di tale autorizzazione. Inoltre deve effettuare le valutazioni in base alle famose 4 c e deve offrire servizi aggiuntivi come ad esempio la certificazione dei diamanti, una documentazione molto utile se si intende trasformare il proprio anello con diamanti in denaro contante. Farsi fare diversi preventivi vi permetterà di valutare l’operatore al quale vi siete rivolti prima di riuscire a scegliere definitivamente quello con il quale concludere la transazione di vendita o di acquisto.

4. Affidarsi ad un leader di mercato
Per andare sul sicuro e non sbagliare operatore conviene affidarsi ad un leader di mercato che possa offrire tutte le garanzie che state cercando. Per questo motivo rivolgersi a IGR Diamanti Roma è sempre un’idea vincente. Innanzitutto IGR Diamanti Roma è un operatore autorizzato alla compravendita di diamanti e per ottenere questa certificazione ha dovuto dimostrare di possedere restringenti requisiti. Il punto di forza di IGR Diamanti Roma, però, è sicuramente il suo staff che è composto da esperti gemmologi che sono in grado di valutare nel modo più veritiero le gemme che sono portate in visione. Rivolgendosi a IGR Diamanti Roma sarete sicuri di portare avanti una transazione trasparente, con valutazioni alle quotazioni più alte del mercato e molto veritiere rispetto al reale valore della pietra che state vendendo. Con IGR Diamanti Roma realizzare il massimo guadagno e soddisfare un altro desiderio sarà un gioco da ragazzi!

Banco diamanti per investimenti in pietre preziose

Che cos’è un banco diamanti per investimenti in pietre preziose?

Un banco diamanti per investimenti in pietre preziose è il luogo giusto dove portare i diamanti, le gemme pregiate e i gioielli da far valutare, inoltre è il posto perfetto in cui venderli in piena sicurezza. Conosciuto anche con il nome di compro diamanti, un banco diamanti è un’attività seria e rispettata al cui interno lavorano esperti e qualificati gemmologi specializzati nella compravendita e nella stima sia dei diamanti sia di altre gemme raffinate quali rubini, zaffiri e smeraldi e di gioielli costituiti da metalli preziosi come l’oro.

Dunque per chi desidera far quotare con precisione, professionalità e serietà delle gioie e/o delle gemme preziose, ad esempio i braccialetti e gli orologi d’oro e/o gli anelli e gli orecchini con diamanti, è un’ottima idea fissare un appuntamento con i gemmologi di un banco diamanti.

Quali sono le caratteristiche dei diamanti da investimento?

I diamanti sono delle sfavillanti, cristalline, esclusive e costose gemme di qualità eccelsa dal fascino senza tempo formate da carbonio puro molto duro, resistente e durevole opportunamente lavorato per migliorarne l’estetica ai fini della vendita. Tali gemme pregiate sono in grado di suscitare curiosità e sorpresa in chiunque, anche in chi non è coinvolto nel mondo dei preziosi. In particolare i diamanti da investimento per essere classificati e quotati correttamente devono presentare delle precise caratteristiche inerenti al tipo di taglio, al peso misurato in carati, al colore, alla purezza e a tanti altri fattori correlati a tali peculiarità riconoscibili soltanto da esperti gemmologi cui è possibile rivolgersi all’interno di un banco diamanti per investimenti in pietre preziose.

Inoltre i diamanti da investimento vengono venduti blisterati, ossia posti in pratiche confezioni protettive di estetica gradevole, e devono essere sempre accompagnati da un certificato di garanzia che ne dimostri l’autenticità. Al riguardo il certificato gemmologico dei diamanti, che per l’appunto è l’attestato identificativo di tali pietre preziose, deve essere rilasciato da un laboratorio riconosciuto, autonomo, imparziale e altamente specializzato nelle analisi di gemme chic come i diamanti, i rubini, gli smeraldi e gli zaffiri.

Più nello specifico per giudicare un diamante è necessario tenere in considerazione il famoso sistema di valutazione delle 4 C ultimato dall’Istituto Gemmologico d’America (G.I.A.). Tale sistema scientifico per stimare i diamanti prende in considerazione l’unione di 4 fattori chiave quali carat weight, color grade, clarity grade e cut grade la cui traduzione è rispettivamente peso in carati, grado di colore, grado di chiarezza e qualità di taglio.

Quali vantaggi offrono i diamanti da investimento?

Investire in diamanti può essere davvero un rifugio sicuro, remunerativo e a basso rischio, ma soltanto se ci si affida ai migliori professionisti nel mercato dei preziosi, ad esempio i gemmologi che lavorano in un banco diamanti per investimenti in pietre preziose. In particolare i diamanti da investimento sono dei beni palpabili e monetizzabili il cui prezzo è in crescita, tuttavia per evitare di essere raggirati è opportuno rivolgersi a dei compro diamanti affidabili, affermati e credibili. Ebbene per comprendere quanto sia rimunerativo investire in diamanti è il caso di porre l’accento sul fatto che il valore di un diamante non si sviluppa in maniera uniforme in base al suo peso in carati, difatti più tale gemma chic è pesante più accresce il valore di ogni singolo carato.

Pertanto se un diamante che pesa 0,1 grammi, ossia 0,50 carati, costa all’incirca 5.000 euro allora un diamante qualitativamente identico che però pesa 0,2 grammi, cioè 1 carato, può presentare un prezzo intorno ai 16.000 euro. Dunque la seconda pietra preziosa presa in considerazione pesa il doppio ma vale più del triplo rispetto alla prima gemma pregiata considerata nonostante presentino la stessa qualità. In definitiva si deve notare che il guadagno ottenibile con un diamante da investimento è davvero consistente.

Quali sono le pietre preziose più richieste?

orecchini preziosiLe pietre preziose sono minerali che, per la loro bellezza, vengono usati per impreziosire accessori, braccialetti, orecchini e collane; per questo, sono ricercati sin dall’antichità e hanno acquistato un alto valore intrinseco. Le gemme presentano caratteristiche fisiche straordinarie, tra cui trasparenza, durezza, lucentezza, colore e densità. Il pregio delle pietre preziose dipende, oltre che dalla loro estrema rarità, anche dall’antica fama commerciale sapientemente mantenuta.
Ancor oggi il dono di una gemma ha un valore simbolico che va al di là del puro gesto. Ma quali sono le pietre preziose più richieste?

Il diamante: il re delle pietre preziose

La palma di pietra preziosa più ricercata va al diamante, un minerale costituito da carbonio cristallizzato. Pur essendo relativamente comune, l’altissima domanda ne mantiene il prezzo elevato. I parametri che ne determinano il valore sono: peso (misurato in carati, pari a 200 mg), colore, purezza e taglio. I colori del diamante vanno dal bianco puro al giallo. Esistono però anche i diamanti detti “fancy color” che possono avere qualsiasi colorazione (rosso, rosa, giallo, blu, ecc.). Il taglio deve essere in grado di esaltare la lucentezza e sprigionare il gioco dei colori della luce che si rifrange all’interno della gemma. Quello più famoso è il taglio a “brillante”. I diamanti vengono portati in superficie dall’esplosione delle kimberliti, le rocce vulcaniche che li contengono.
Fino al diciottesimo secolo, tutti i diamanti in circolazione erano indiani, poi cominciarono a comparire quelli brasiliani e infine, dal 1870, quelli sudafricani. Il Paese che oggi domina il mercato è l’Australia, seguita dalla Russia e da vari stati africani.
Il tesoro reale inglese, custodito nella Torre di Londra e usato solo per le incoronazioni o per le aperture del parlamento, contiene il maggior numero di diamanti perché lì finirono non solo i diamanti indiani più belli quando la regina Vittoria divenne imperatrice dell’India, ma anche quelli sudafricani quando questo Paese venne conquistato dagli inglesi. Tra i diamanti più celebri vi sono il Koh-I-noor (105 carati), incastonato su una delle corone reali inglesi, e il Cullinan (3.106 carati), il più grande diamante grezzo trovato finora. Un altro diamante conosciuto è l’Orlov (189 carati), di colore lievemente verdognolo, conservato al Cremlino, che fu donato a Caterina II dal suo favorito. Unico per il suo colore azzurro è l’Hope (45 carati), tristemente noto come il “diamante maledetto” a causa delle disgrazie e sciagure scagliatesi su tutti i suoi proprietari.

Il rubino

Molto più raro del diamante, il rubino è la varietà rossa del minerale corindone, il comune smeriglio, che è un cristallo di ossido di alluminio. È molto duro, pesante e, quando trasparente, è sufficientemente luminoso; tuttavia, la maggior parte dei corindoni rossi sono opachi. Il rubino è solo per l’80% rosso, mentre per il restante mostra tonalità di arancio, rosa, porpora e viola. La produzione mondiale proviene quasi tutta dai giacimenti di Mogok, in Birmania, della Thailandia e dello Sri Lanka. Il colore, anche nelle pietre trasparenti, varia moltissimo: la tonalità più pregiata è un rosso vivo “sangue di piccione”, senza sfumature né giallastre né violacee. Molto pregiati sono i rubini stellati o “asterie”, cioè quelli nei quali, per una particolare distribuzione di microscopiche inclusioni, la luce si rifrange in modo da dare in superficie una stella a sei raggi.

Lo zaffiro

Un’altra varietà di corindone è lo zaffiro, che ha tutte le proprietà del rubino tranne il colore, che è blu. Le località di provenienza sono le stesse, ma dove abbondano (si fa per dire!) gli zaffiri, sono rari i rubini e viceversa. Australia e Sri Lanka sono i produttori principali. Di corindone si conoscono pietre di tutti i colori, in genere chiamate zaffiri unitamente ad un aggettivo: famoso lo zaffiro verde, un tempo chiamato “smeraldo orientale”, anche se con lo smeraldo non ha niente a che fare, la varietà arancione (padparadscha) e quella incolore, conosciuta come leucozaffiro. Più spesso che nei rubini si hanno zaffiri stellati.
Gli zaffiri sono noti fin dall’antichità classica: se ne conosce uno con inciso il profilo di Caracalla, un altro con inciso il nome di Alarico, il re dei Visigoti che per primo prese e saccheggiò Roma (410 d.C.). Il più grande zaffiro blu del mondo (1404 carati) è stato trovato in una miniera dello Sri Lanka ed è di proprietà di un commerciante cingalese. Tra i più belli per il colore vi è lo “zaffiro di Mezzanotte”, turchino-violaceo, che appartiene ad una collezione americana. Il più grosso zaffiro stellato è la “stella dell’India” (536 carati).

Lo smeraldo

Lo smeraldo è la varietà verde del berillo, un silicato di alluminio che può avere gemme di altri colori: blu (Acquamarina), rosa (Morganite), giallo (Eliodoro), rossa (Bixbite) e incolore (Goshenite). Anche gli smeraldi possono avere sfumature differenti a seconda delle località di provenienza: quelli della Colombia sono caratterizzati da una tonalità intensa di verde, quelli brasiliani hanno una colorazione molto leggera di verde, quelli siberiani tendono al verde glauco, quelli delle Rhodesia sono verde scuro e quelli egiziani, antichissimi, trovati perfino nelle mummie, sono verde chiaro. Spesso negli smeraldi si trovano inclusioni nere (radici) o anche nuclei di berillo leggermente diversi (trapiche). A Vienna sono conservati gli smeraldi più belli, tra cui quelli che Cortés ebbe da Montezuma per il suo riscatto e che egli poi diede all’imperatore Carlo V.

La vera storia dei compro oro

denaro contanteI compro oro sono senza dubbio la categoria di esercizi commerciali che, nel corso degli ultimi anni, si è diffusa maggiormente e con più rapidità in tutte le città italiane e non solo. Presenza ormai abituale nelle strade più conosciute, hanno offerto tante nuove opportunità di lavoro e attirato un numero sempre maggiore di clienti, spinti a vendere qualche proprio oggetto non solo per via delle difficoltà della crisi economica, ma anche perché finalmente libero di compiere una compravendita, magari anche per liberarsi di qualche vecchio gioiello non più utilizzato, in semplicità e totale trasparenza.

Se la grande espansione dei compro oro è sostanzialmente recente, il concetto che è alla base della loro attività non è certo nuovo e ha radici ben piantate nella tradizione e nella storia, specialmente del nostro Paese. L’antenato dei moderni compro oro, infatti, può a ben ragione considerarsi il Banco dei Pegni, i cui primi esemplari nacquero proprio in Italia, nella zona dell’Umbria e delle Marche. Le caratteristiche di questo tipo di attività nel corso dei secoli sono rimaste sostanzialmente uguali, mantenendo quasi sempre dimensioni piuttosto ridotte a livello di gestione e basando la loro fortuna su un approccio diretto con il fruitore dei servizi, senza intermediari e con la più ampia trasparenza possibile.

Storicamente l’origine del Banco dei Pegni, conosciuto anche come Monte di Pietà o Monte dei Pegni, ha una matrice religiosa: furono, infatti, i monaci francescani a ideare questa modalità di fornire piccoli prestiti alle persone che ne avevano bisogno, offrendo delle condizioni migliori rispetto a quelle del mercato.
Erano gli anni intorno alla seconda metà del 1400 e le condizioni di vita nelle città e nelle campagne non erano certo facili per chi non aveva la fortuna di appartenere alle famiglie più nobili. Ecco, allora, che il Monte dei Pegni si poneva come un’alternativa per recuperare piccole somme per le necessità quotidiane o per superare momenti di particolare difficoltà. A garanzia del prestito, i monaci chiedevano un oggetto che avesse un valore pari ad almeno un terzo del denaro chiesto. Questo pegno, che non necessariamente doveva esser d’oro o particolarmente prezioso, ha dato, da allora, il nome all’esercizio stesso: Banco dei Pegni, appunto.
Chi usufruiva del prestito aveva un anno di tempo per restituire la somma e in questo modo poteva recuperare il proprio oggetto lasciato a garanzia. Se la persona era impossibilitata o non riusciva a provvedere alla restituzione del denaro, l’oggetto veniva messo all’asta dallo stesso, in questo modo il negoziante, poteva recuperare i propri soldi.

I primissimi banchi dei pegni, come detto, videro la luce in Italia, in particolare a Perugia e nelle regioni di Umbria e Marche. Qui, le città di piccole dimensioni offrivano un tessuto sociale ricco di piccoli lavoratori e artigiani che potevano avere bisogno di prestiti ma che non sempre trovavano alternative a cui rivolgersi. Da sempre la questione dei prestiti bancari era in mano ai Banchi ebraici, che facevano affari generalmente con i grandi proprietari terrieri e i signori più potenti. Per realtà di dimensioni più ridotte, diventava davvero difficile trovare delle vie alternative per chiedere eventuali prestiti.
I monaci francescani intuirono questo bisogno e istituirono i Monti di Pietà prendendo come modello proprio il banco ebraico ma stabilendo la caratteristica fondamentale di dare all’attività un fine solidaristico e che non si prefiggesse, quindi, scopi di lucro. Per questo, in origine, non veniva chiesto alcun interesse al momento della restituzione del prestito, oppure veniva applicato un interesse minimo attorno al 5%, anche se non pochi, inizialmente, erano contrari, perché vedevano in questo pur minima richiesta una forma di usura.

Tra i primi fondatori e i principali difensori dei Monti dei Pegni ci fu Bernardino da Feltre, che insistette molto affinché i Banchi dei Pegni assumessero anch’essi un’organizzazione precisa e un modo di operare che non andasse a intaccare il capitale iniziale. Questo presupponeva, logicamente, anche l’istituzione di un piccolo interesse che andasse se non altro a coprire le spese sostenute. Verso il 1515, quindi solo pochi decenni dopo la nascita dei primi Banchi dei Pegni, praticamente tutti assunsero le linee dettate da Bernardino.
Inizialmente, comunque, i prestiti si rivolgevano unicamente agli abitanti della città o del luogo in cui si trovava il Banco e le somme concesse erano mediamente di piccola entità. D’altra parte, se si considera che alla base dei Banchi c’erano dei monaci francescani e non dei banchieri di mestiere, si può immaginare che i capitali iniziali non fossero tali da poter garantire prestiti troppo onerosi. Inoltre, al momento del prestito, chi riceveva il denaro doveva assicurare di prendere i soldi unicamente per impellenti necessità e per attività che fossero moralmente ineccepibili.
L’accoglienza di questa iniziativa nata, in qualche modo, “dal basso”, non fu ben vista dai Signori locali e dai potenti, che preferivano fare affari con i grossi banchieri ebrei. Ben presto, però, anche loro si resero conto che le due attività si rivolgevano a un tipo di clientela diverso e che la convivenza era più che possibile. Anzi: il Monte di Pietà si configurò anche come una rottura degli schemi del passato, proponendo una modalità diretta e senza intermediari per andare incontro ai bisogni della popolazione meno ricca.

Se l’origine del Monte di Pietà è questa, si può dire che gli attuali Compro Oro siano nati partendo dallo stesso solco, eppure si denotano sostanziali differenze, figlie anche dei mutati bisogni e dei mutanti tempi: i negozi di compro oro odierni, infatti, non accettano qualsiasi merce come facevano i Banchi dei Pegni, a cui si poteva dare in prestito non solo oro e gioielli, ma anche tappeti, orologi, suppellettili varie… Nei Compro oro solo i metalli preziosi sono oggetto di compravendita. Inoltre, una persona che si rivolge, oggi, a un esercizio di questo tipo, non lo fa per chiedere un prestito che, in qualche modo, dovrà restituire in seguito, ma effettua una vera e propria vendita e ne riceve in cambio una somma che entrambi i soggetti ritengono equa. Quello che può accomunare i compro oro ai Monte di Pietà è la natura della clientela che, oggi come allora, è generalmente formata da persone “comuni”.
Inoltre, se al Banco dei Pegni ci si rivolgeva, un tempo, in momenti di particolare crisi, vivendo l’azione spesso come un’umiliazione di chi deve chiedere aiuto per sopravvivere, oggi è diverso e chi si rivolge ai compro oro lo fa senza nessuna vergogna e per ricevere un guadagno che lo soddisfi. Magari, anche per liberarsi di piccoli gioielli e vecchi ricordi che non si utilizzano più e dai quali si riesce, in questo modo, a ricavare qualcosa.

Anche l’offerta che i nuovi negozianti propongono è certamente più ampia e articolata di quella degli antichi Banchi dei pegni, perché se è vero che non hanno a che fare con oggetti di ogni tipo, va anche detto che ai nostri tempi sono molti di più gli oggetti nei quali si possono trovare quantità di metallo prezioso. Basti pensare alle componenti elettroniche di computer e simili, che hanno una considerevole percentuale di oro al loro interno.
Con le nuove tecnologie, inoltre, rivolgersi ai compro oro è ancora più semplice e garantisce la possibilità di avere una valutazione del proprio oggetto in linea con il mercato e totalmente trasparente. Molti siti, per esempio, offrono il servizio si blocco del prezzo on-line, una modalità che permette di inserire i carati e il peso del gioiello che si vuole vendere e avere una valutazione immediata del suo valore. Se questa è in linea con le proprie aspettative, si può fermare la cifra visualizzata e recarsi in negozio per completare la compravendita con la garanzia di vedersi riconosciuto il prezzo bloccato on line.

Compro oro: i pro e i contro dell’attività

bracciali oroGià da diversi anni, è possibile notare una frequente “mutazione” nelle attività di vendita di gioielli delle tradizionali oreficerie. Le gioiellerie da un po’ di tempo hanno iniziato ad acquistare anche oro usato, sotto forma di gioielli di vecchia foggia, monete, medaglie e oggetti simili fatti di oro nelle sue diverse carature. Questi oggetti vengono spesso permutati con oggetti nuovi, di gusto più attuale e di stile moderno che possono essere regalati, praticamente senza costi ulteriori.

Sembra che da questa tendenza, – dettata dalle mutate condizioni economiche delle famiglie, dalla nuova esigenza di liquidità o di risparmio negli acquisti e dall’altissimo prezzo raggiunto dall’oro, sia nata l’attività di Compro Oro vera e propria, che tanto successo e diffusione ha raggiunto oggi su tutto il territorio nazionale. E’ importante oggi, infatti, per molti clienti e famiglie, poter vendere il proprio oro inutilizzato per avere in cambio contanti. La differenza consisteva proprio nel fatto che invece della permuta con altri oggetti nuovi, in cambio dell’oro usato venivano restituiti contanti. Veniva così introdotto nel panorama delle attività di commercio di preziosi, una nuova realtà che andava a riempire un “vacuum” legislativo, un vuoto di regolamentazione normativa. Dall’altro lato, il successo dell’attività portava i gestori a riunirsi in associazioni o reti di franchising e a dare al settore una nuova consistenza che contribuisce a far nascere l’esigenza di una più precisa serie di regole a tutela dei commercianti e della loro clientela.

L’attività commerciale dei compro oro, non ha in realtà una sua precisa collocazione nel panorama giuridico italiano: il negozio acquista dei preziosi, usati o rovinati, da clienti privati, rappresentati da persone fisiche e successivamente li rivende, in genere ad operatori professionali quali ad esempio le fonderie. E’ anche merito dell’insufficienza normativa di questo settore, che si rifà alla ‘Legge n. 7 del 2000’ ed ai ‘Chiarimenti in materia di oro’ della Banca d’Italia del 2001 A questo si aggiunge l’assenza di regolamentazione chiara da un punto di vista amministrativo e fiscale che ha determinato, da un lato, i controlli delle autorità preposte e, dall’altro, gli errori da queste riscontrati nella gestione delle attività. D’altra parte, il successo di questo tipo di attività è palese e questo spinge alla produzione di una nuova normativa ufficiale che faccia chiarezza sugli obblighi e le regole da rispettare.

Ma come mai questo tipo di attività ha avuto (e continua ad avere) una così elevata proliferazione e un tale successo? Cerchiamo di conoscerla brevemente e di valutarne i pro e i contro. L’attività, indipendente o in franchising, si occupa sostanzialmente – come già brevemente accennato – della compravendita di oggetti d’oro usati, per la stragrande maggioranza gioielli, ma anche monete, medaglie, gettoni, e rottami d’oro che vengono poi ricondizionati e rimessi sul mercato oppure ceduti alle fonderie. Gli oggetti possono essere venduti anche a privati, grossisti o altri intermediari del settore orafo. Quello che distingue questo tipo di attività da una oreficeria tradizionale è che vengono comprati soltanto oggetti usati.

Il primo vantaggio per coloro che vogliono costruirsi una attività relativamente semplice e redditizia è che l’apertura del negozio presenta poche difficoltà facilmente superabili. Inoltre, l’investimento iniziale è contenuto: parliamo anche solo di 10 o 15 mila euro, specie se si adotta una formula in franchising, dove il proprietario del marchio interviene con aiuti e facilitazioni molto importanti. L’investimento iniziale si limita alle somme necessarie per pagare la merce che i clienti vendono, all’inizio dell’attività stessa. Il mercato è piuttosto stabile e, salvo normali fluttuazioni, garantisce una equa remunerazione costante nel tempo; inoltre, non esiste praticamente un rischio di magazzino invenduto, in quanto molte società che raccolgono l’oro sono solite stipulare con i singoli negozi delle convenzioni che prevedono il ritiro a intervalli regolari di tutta la merce e il suo pagamento immediato. Altro aspetto importante da considerare è che i requisiti personali e professionali necessari per espletare l’attività si possono ottenere facilmente, in breve tempo e senza costi troppo alti. Non sono nemmeno necessarie costose operazioni di marketing in quanto la clientela potenziale è interessata a trovare il punto vendita tanto quanto il gestore del negozio è pronto ad accogliere i clienti, che possono essere rappresentati da qualsiasi privato, con una densità, quindi, molto elevata. Tutte queste caratteristiche riducono il cosiddetto rischio d’impresa a un livello molto basso e rendono l’apertura di un punto vendita un’obiettivo non solo possibile ma anche piuttosto interessante.

In tutto ciò, ci sono naturalmente anche dei rischi da considerare e in primis viene forse la possibilità di essere associati ad alcune attività poco chiare che fanno insorgere sospetti e controlli. In questo campo, la chiarezza e l’aderenza a regole e normative previste, in modo da non incorrere in possibili sanzioni, rappresenta un punto fondamentale, essendo gli altri rischi tutti molto ridotti, come abbiamo già avuto modo di considerare. A questo fine, può essere una soluzione ottimale l’aderire a una rete di affiliazione in franchising compro oro, seria e riconosciuta. Queste realtà, più grandi, più solide e maggiormente strutturate sono in grado infatti di garantire non soltanto un sostegno efficace da un punto di vista di marketing e gestionale ma anche un supporto legale e amministrativo per poter affrontare la burocrazia e le normative (o la loro assenza) senza timore di incorrere in errore e sanzioni.